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IL RESVERATROLO contro l'invecchiamento cellulare

 

 

Il  resveratrolo  (trans- 3,4,5 – triidrossistilbene),  un  composto  che  abbonda  nella  buccia  dell’  uva   rossa,  è  un  componente  del  ko-jo-kon,  una  medicina  orientale  usata  nel  trattamento  di  patologie  dei  vasi  sanguigni,  delle  patologie  cardiache  e  delle  epatopatie.
Gli  studi  scientifici  riguardo  al  RES  sono  iniziati  solo  quattro  anni  fa,  considerandolo  come  una  possibile  spiegazione  del  “paradosso  francese”,  la  bassa  incidenza  di  malattie  tra  la  popolazione  francese,  che  aveva  una  dieta  abbastanza  ricca  di  grassi.
Attualmente  esso  viene  pubblicizzato  dalle  industrie  farmaceutiche  e  definito  dai  ricercatori  scientifici  come  un  antiossidante,  un  agente  anti-cancro  e  un  fitoestrogeno.
Numerose  ricerche  confermano  che  il  consumo  di  alcool,  soprattutto  di  vino  rosso,  può  ridurre  l’  incidenza  di  patologie  coronariche.   Inibendo  l’  ossidazione  delle  lipoproteine  a  bassa  densità,  protegge  le  cellule  dalla  perossidazione  lipidica.  È  stato  inoltre  dimostrato  che  riduce  l’  aggregazione  piastrinica,  il  che  può  aiutare  a  prevenire  l’  arteriosclerosi  e  il  morbo  di  Alzheimer.  
  Sembra  che  riduca  l’  avanzamento  del  cancro,  inibendo  la  cicloossigenasi-1  (COX-1),  un  enzima  che  trasforma  l’  acido  arachidonico  in  sostanze  proinfiammatorie,  che  stimolano  la  crescita  delle  cellule  tumorali.  Studi  relativi  all’  avanzamento  del  cancro  hanno  dimostrato  che  il  RES  induce  la  differenziazione  dei  promielociti  della  leucemia  e  inibisce  la  ribonucleotide-reduttasi,  enzima  indispensabile  per  la  sintesi  del  DNA  nelle  cellule  proliferanti.  Un’  altra  importante  caratteristica  del  RES  come  potenziale  agente  anti-cancro  è  la  sua  minima  tossicità  nei  confronti  delle  cellule  ematiche.
Ha  inoltre  un’  importante  azione  antinfiammatoria  e  vasorilassante,  interessante  in  campo  dermatologico.

Parole  chiave:  antiossidante,  agente  anti-cancro,  fitoestrogeno,  patologie  coronariche,  arteriosclerosi,  morbo  di  Alzheimer,  cicloossigenasi-1,  ribonucleotide  reduttasi,  azione  antinfiammatoria  e  vasorilassante.

Il  vino  venne  considerato,  fin  dai  tempi  dell’  antica  Grecia,  un  ottimo  farmaco,  infatti  il  medico  Asclepiade  osò  paragonare,  quanto  ad  efficacia,  le  proprietà  del  vino  alla  potenza  degli  Dei,  dicendo  che  “utilitatem  vini  aequuari  vix  deorum  potentia  posse”.
Il  famosissimo  medico  Dioscoride,  agli  inizi  del  primo  secolo  d. C.,  espresse  molti  giudizi  sugli  effetti  fisiologici  del  vino,  così  riportati  da  una  traduzione  in  antico  italiano:  “Il  vino  vecchio  è  più  soave  al  gusto,  e  puossene  in  sanità  beverone  un  poco  per  volta  senza  nocumento.  Il  nuovo  gonfia,  digeriscesi  con  fatica,  provoca  l’  orina,  fa  sognare  sogni  terribili.  Quello  di  mezzo  tempo  non  fa  né  uno  né  l’  altro  nocumento,  però  è  comunemente  in  uso  per  il  vivere  dei  sani  e  degli  infermi”  ma  “ogni  vino  puro  e  sincero,  riscalda,  digeriscesi  facilmente,  provoca  l’  orina,  nutrisce  le  forze,  fa  dormire  e  fa  buon  calore.  È  cosa  veramente  salutarissima  bagnare  il  cibo  con  un  poco  di  vino”.

La  scienza  medica  (alchimia)  medievale  ripeté  pedissequamente  le  pratiche  terapeutiche  del  mondo  classico,  considerando,  fra  le  sue  prime  panacee,  il  vino,  il  più  delle  volte  sofisticato  dall’  aggiunta  di  piante  officinali  intere,  di  fiori,  di  semi,  di  fusti  e  di  radici,  che  venivano,  in  un  primo  momento,  pestate  o  tritate,  poi,  messe   in  infusione  nel  mosto  o  nel  vino  già  fermentato,  sia  a  caldo  che  a  freddo.
Catone  lasciò  una  grande  quantità  di  ricette,  per  la  realizzazione  di  vini  medicinali:  lassativi,  a  base  di  radici  di  elleboro;  contro  la  ritenzione  di  urina,  a  base  di  caprifoglio  o  ginepro;  contro  la  sciatica,  invece,  con  infuso  di  legno  di  ginepro;  contro  le  coliche  e  il  “dolore  al  fianco”,  a  base  di  rami  di  mirto;  contro  la  dissenteria  ed  i  vermi,  con  aggiunta  di  melograni  acerbi;  contro  le  indigestioni  e  la  difficoltà ad  urinare,  a  base  invece  di  fiori  di melograni.
Ma  la  testimonianza  più  ricca,  contenuta  nei  37  libri  del  “De  naturali  historia”,  è  quella  di  Plinio  il  Vecchio,  per  cui  il  fieno  greco  dava  al  vino  un  leggero  profumo  speciale:  l’  uva,  mischiata  con  farina  di  orzo,  qualora  fritta,  realizzava  un  ottimo  ricostituente  energetico,  mentre,  se  mischiato  con  farina  di  fave,  realizzava  un  efficace  cataplasma,  benefico  per  l’  infiammazione  ai  testicoli;  aggiungendo  assenzio  al  vino  si  realizzava  una  bevanda  indicata  a  stimolare  l’  appetito  (ancor  oggi  tale  bevanda  è  utilizzata  per  la  produzione  di  liquori  da  aperitivo);  mescolandolo  con  acqua  di  more  diveniva  un  buon  rimedio  contro  la  febbre.  Descrisse  inoltre  i  luoghi  in  cui  venivano  prodotti  vini  prodigiosi,  come  in  Arcadia,  dove  il  vino  rendeva  le  donne  feconde  e  gli  uomini  rabbiosi;  in  Acaia,  in  cui  il  vino  faceva  abortire  le  donne  incinte;  a  Tresena,  dove  toglieva  all’  uomo  ogni  facoltà  genetica;  nell’  isola  di  Taso  c’  era  un  vino  che non  lasciava  dormire  e  un  altro  che  bevuto  conduceva  tra  le  braccia  di  Morfeo.
L’  autore  considerava  essenziale  che  il  vino  fosse  onesto,  genuino  e  “figlio  della  vite”  e  tanto  lo  stimava,  che  riportò,  nella  sua  grande  opera,  l’  aneddoto  del  saggio  Androyde,  che,  per  indurre  a  maggior  rispetto  Alessandro  Magno,  gli  scrisse:  “Vinum  poturus,  rex,  memento  bibere  te  sanguinem  terrae”  (quando  stai  per  bere  il  vino,  ricordati,  o  Re,  che  bevi  il  sangue  della  terra).
Columella  inventò  una  bevanda,  preparata  attraverso  un  lungo  procedimento  di  fermentazione,  con  vino  e  mirto.  Molto  apprezzata  all’  epoca,  costituiva  un  efficace  rimedio  contro  il  male  di  ventre  e  la  debolezza  di  stomaco.  Questo  realizzò  anche  altri  vini,  fra  i  quali  quello  alla  valeriana,  potente  antispasmodico  oltreché  tonico  e  stimolante;  il  vino  di  Scilla,  utile  come  digestivo  e  lenitivo  della  tosse  ostinata,  ma  da  bersi  con  moderazione  perché  contenente  un  alcaloide,  la  scillitina;  quello  alla  ruta,  eccitante  ma  ad  alte  dosi  abortivo;  il  pericoloso  “veratrum”  contenente  un  potente  alcaloide,  la  veratrina.

Il  profumo,  altra  componente  importante  del  vino,  influisce,  in  qualità  di  piacere,  sulla  psiche,  la  quale  svolge,  mediante  riflessi  condizionati,  un’  efficace  azione  sulla  secrezione  cloro-peptica  dello  stomaco.  Finendo  in  bocca  il  vino,  attraverso  il  sapore,  esercita  una  notevole  influenza  sulla  appetibilità  delle  vivande,  tanto  che  queste  possono  essere,  più  o  meno,  accettate  dal  palato  a  seconda  del  nettare  bacchico  che  le  accompagna.  Ma  è  soprattutto  lo  stomaco  ad  essere  favorevolmente  influenzato  dall’  appagamento  conseguente  l’  assunzione  di  vino,  in  quanto  si  verifica l’  eccitazione  delle  cellule  che  secernono  i  succhi  gastrici;  la  peptina,  enzima  in  essi  contenuto,  favorisce  la  digestione  proteica.
Non  deve  essere  dimenticata  l’  azione  specifica  e  diretta  che,  dal  punto  di  vista  organico,  l’  alcool,  assunto  in  piccole  quantità,  esercita  benevolmente  sulle  secrezioni  digestive.  La  migliore  maniera  di  utilizzare  le  bevande  alcoliche  è  quella  di  assumerle  in  occasione  dei  pasti,  perché  l’  assorbimento  avviene  più  lentamente;  meglio  ancora  sarà  farlo  a  piccole  dosi,  ripetute  proprio  come  avviene  quando  si  degusta  un  vino:  in  tal  modo  si  realizzerà  una  rapida  metabolizzazione  dell’  alcool,  determinando  un  basso  livello  di  alcolemia.  Dalle  indagini  gerontologiche,  condotte  dall’  Università  di  Baltimora,  su  soggetti  anziani  ricoverati,  si  è  scoperto  che,  coloro  ai  quali  veniva  previsto  nella  dieta  di  bere  vino,  presentavano  una  migliore  risposta  terapeutica  rispetto  a  quelli  cui  si  concedeva  di  bere,  nella  medesima  quantità,  del  succo  d’uva;  tale  effetto  si  scoprì  che  non  era  imputabile  alla  sola  presenza  di  alcool  perché,  sostituendo  il  vino  con  una  miscela  a  base  di  acqua,  contenente  la  stessa  quantità  di  alcool,  non  si  raggiungevano  i  medesimi  effetti  favorevoli.
Fra  i  benefici  risultati,  cui  conduce  il  moderato  consumo  di  vino,  non  si  può  non  ricordare  la  protezione  che  questa  bevanda  esercita  sulle  pareti  arteriose:  berne  una quantità  quotidiana di 500/700ml costituisce una ottima salvaguardia  contro l’aumento della colesterolemia.
Recentemente è stato infatti dimostrato da un equipe di medici francesi che il consumo moderato di vino rosso produce sull’uomo alcuni effetti di estremo interesse a livello ematico,  quali una  ridotta tendenza all’aggregazione delle piastrine e un aumentato tenore del colesterolo Hdl,  fattori che  hanno un effetto  protettivo  sulle malattie cardiache.
Tra i composti naturali coinvolti nel metabolismo dei lipidi  ed importanti dal punto di vista farmacologico ci sono i composti fenolici, in particolare  stilbeni idrossilati, quali il resveratrolo ( 3,4,5’ tri-idrossistilbene) e un suo glucoside, il piceide. I polifenoli sono sostanze in grado di contrastare gli effetti dannosi dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. Vi è crescente evidenza che i radicali liberi sono coinvolti nei processi che portano allo sviluppo di arteriosclerosi, artriti, cataratte, retinopatia, accelerazione del processo di invecchiamento, e quindi rughe, macchie della pelle, rilassamento muscolare, capelli bianchi, diminuita capacità sessuale. In natura si rinvengono in Polygonum cuspidatum e in Polygonum multiflorum, piante utilizzate nella medicina tradizionale orientale per curare  malattie come iperlipidemia e arteriosclerosi.
Il RES è presente in dodici famiglie del regno vegetale, comprese le Vitaceae e, all’interno di questa famiglia, anche nella Vitis vinifera, che è la specie più importante, a livello mondiale, per la produzione di uva da vino, da tavola e da essiccare.
Il primo dosaggio della sostanza nel vino fu eseguito nel 1992. Il RES è presente nel vino in seguito alla sua estrazione delle bucce dell’uva durante la fermentazione alcolica , mentre , attraverso la fermentazione malolattica, la quota di RES all’interno del vino è in grado di aumentare.
L’interesse per tale sostanza derivava proprio dal fatto che esso era la componente  di un medicamento di origine popolare cinese e giapponese noto come “ Kojo- Kon “ ( a base di polvere essiccata di radici di Polygonum cuspidatum ) utilizzato per vari scopi, per esempio contro l’iperlipidemia, l’arteriosclerosi , allergie ed infiammazioni.
Il RES si accumula principalmente nella buccia degli acini ed è una “ fitoalexina”, ovvero una sostanza che agisce come battericida e fungicida, proteggendo la pianta da parte di agenti patogeni. E’ maggiormente contenuto nei vini  rossi perché passa, durante  la fase della macerazione , dalle bucce al mosto. Recenti studi sperimentali hanno dimostrato che esso è in misura superiore presente nei vini poco sottoposti a trattamenti tecnologici, che si accumula maggiormente nelle uve maturate in collina, per l’azione di stimolo  della sintesi  di  tale molecola  da  parte  dei  raggi ultravioletti,  ed  ancora  è  maggiormente  presente in uve  ottenute  da  viti  poco  concimate  chimicamente.
Il  RES  è  una sostanza  che  la  vite,  in  particolare  Merlot  e  Cabernet,  i  vitigni  più  diffusi  al  mondo  assieme allo  Chardonnay,  sviluppa  per  aumentare  le  proprie  difese.
Ed  è  la  sostanza  più  conosciuta  tra  le  sostanze  anticianiche  destinata a prevenire alcune gravi malattie cardiocircolatorie.  È  per  via  di  questo  polifenolo  che  oggi  in  Italia  il  70%  dei  nuovi  vigneti  è  impiantato  a  rosso,  solo  il  30%  a  bianco.  Una  tendenza  mondiale  ma,  la  riscossa  dei  bianchi  è  vicina  per  un  semplice  motivo:  il  vino  fa  bene  in  generale.
L’equazione  “rosso=salute”,  che  da  anni  viene  diffusa,  sta  lentamente  divenendo  “vino=salute”.  Il  vino  bianco  recupererà  presto  terreno,  anche  perché  l’  attenzione  per  la  qualità  sta  eliminando  le  produzioni generiche,  spariscono  i  vini  da  tavola  a  favore  dei  Doc  e  dei  Docg.  Anche  nei  rossi  ottenuti  da  uve  di  Negroamaro,  un  vitigno  che  si  ritrova  espressamente  nei  vigneti  del  Salento,  come  nel  caso  del  Leverano Doc,  abbonda  il  contenuto  di  RES.
Con  una  ricerca  è  stato  determinato  il  contenuto  di  RES  in  alcuni  vini  delle Marche.
In  particolare,  le  analisi  sono  state  condotte  su  25  campioni  di  vino  rosso  Conero  D.O.C,  ottenuti  dalla  vinificazione  di  uve  c.v.  Montepulciano  secondo  lo  specifico  disciplinare di  produzione  e  nella  zona  tipica,  ma  differenti  tra  loro  per  l’  azienda  produttrice  e  per  l’  annata.


Nel  1992  per  la  prima  volta  è  stata  evidenziata  la  presenza  di  RES  nella  forma  trans  dei  vini  rossi  da  Siemann  e  Creasy. Successivamente  sono  state  rilevate  altre  forme  chimiche  del  RES  come  l’  isomero  cis  e  altri  composta  glucosidici  da  Jeandet,  Mattivi,  Roggero  e  Archier:  sono  comunque  quattro,  tutti  monomeri,  i  composti  fenolici  finora  evidenziati  nel  vino.  L’  effetto  benefico  dei  composti  fenolici  è  legato  alla  loro  attività  antiossidante:  è stato  dimostrato  che  gli  stessi  composti, a  basse  concentrazioni  (1 Mm),  possiedono  elevate proprietà  antiossidanti  nei  confronti  della  frazione  lipidica  polinsatura  delle  proteine  a  bassa densità (Ldl).  L’  ossidazione  di  queste  ultime  rappresenta  una  tappa  cruciale  nella  patogenesi  dell’  arteriosclerosi:  pertanto,  una  dieta  ricca  di  antiossidanti  può  ritardare  la  patologia.
Il  RES,  oltre  ad  agire  come  antiossidante,  è  importante  quale  potente  inibitore  dell’  aggregazione  piastrinica,  della  secrezione  della  serotonina,  per  le  sue  proprietà  di  chemioprevenzione  cancerogena,  e  infine  per  il  suo  ruolo  nel  metabolismo  dei  lipidi.
Anche  la  donna  può  trarre  beneficio  dal  “nettare  bacchico”,  infatti  nei  momenti  critici  del  ciclo  mestruale,  compaiono  spesso  variazioni  dell’  umore,  cui  si  associano  spesso  cefalee  e  dolori  spastici  più  o  meno  intensi:  il  vino,  nella  giusta  dose,  può,  attraverso  la  sua  azione  blandamente  euforizzante,  combattere  lo  stato  depressivo-irritativo;  attraverso  quella  diuretica,  ridurre la  cefalea,  spesso  legata  alla  ritenzione  idrica;  per l’  effetto  analgesico,  esercitando  in  parte,  sul  sistema  nervoso  centrale,  in  parte  su  quello  periferico,  contribuire  a  ridurre  i  dolori  che  caratterizzano  tale  periodo.

Qualche  anno  fa  alcuni  studi  dimostrarono  che  i  Francesi,  notoriamente  grandi  bevitori  di  vino,  erano  soggetti  a  morte  per  malattie  cardiache  e  per  alcune  forme  di  cancro  in  misura  inferiore  rispetto  ad  altre  popolazioni  che  fanno  minor  uso  di  questa  bevanda.  Questo  fenomeno  fu  soprannominato  “paradosso  francese”  e,  in  un  primo  tempo,  lasciò  alquanto  perplessi  i  ricercatori.  Essi  scoprirono infatti  che  il  vino  rosso  conteneva  una  sostanza,  chiamata  trans-resveratrolo,  che  incideva  su  certe  proteine  e  geni  del  corpo umano,  importanti  per  lo  sviluppo  di  alcune  forme  di  cancro.
Minnie  Holmes – McNary, biochimica nutrizionale e ricercatrice presso il cancer Center dell’Università della North Carolina a Chapel Hill, afferma che il RES è un composto naturale che agisce anche sul sistema immunitario e sulle forme di infiammazione. I processi immunitari e infiammatori hanno un ruolo fondamentale nella formazione della placca all’interno dei vasi sanguigni, causa spesso di malattie cardiache. Holmes – McNary ed il collega Albert Baldwin, hanno esaminato  l’azione di RES nelle cellule umane e nelle cellule di ratti coltivate in laboratorio ed hanno scoperto che questa sostanza inibisce alcuni processi che danneggiano le cellule a vari livelli.
“ Il RES si trova in molti tipi di frutta e nelle noci, in modo particolare nell’uva rossa, nelle more, nei lamponi e nelle noccioline” afferma Holmes McNary. Si sono trovate quantità minime di RES anche nell’uva bianca , ma non nel vino bianco, perché i processi di lavorazione lo eliminano. E’ importante quindi che gli alimenti appena nominati siano parte dell’alimentazione quotidiana per le loro potenziali capacità di prevenire il cancro e le malattie cardiache. Secondo un recente rapporto dell’ ‘ American College of Cardiology i bevitori moderati di vino hanno una riduzione dal 40% al 50% del rischio di attacchi all’arteria coronaria rispetto ad individui astemi.
L’azione del RES è di catturare il rame. Questo elemento è un preossidante:porta cioè alla formazione di radicali liberi agendo su alcuni tipi di grassi presenti nell’organismo. Il RES  cattura il rame a livello del colesterolo LDL ( il cosiddetto colesterolo cattivo), impedendone l’ossidazione e quindi i dannosi effetti da esso prodotti sulle arterie. Agisce anche come antiaggregante piastrinico e antinfiammatorio sulla parete dei vasi contrastando tutti i principali processi che portano al danno vascolare dato dalla formazione di placche ateromasiche e quindi alle patologie cardiovascolari. I soggetti predisposti a tali patologie possono quindi trarre beneficio dalla assunzione regolare di moderate quantità di vino rosso e bianco: tali benefici naturalmente, non sono dovuti all’alcol bensi al RES e alle altre sostanze contenute nel vino e assenti negli altri alcolici. Gli astemi e chi ha qualche controindicazione nei confronti del vino possono oggi trovare il RES, ottenuto per estrazione da fonti naturali, in preparazioni farmacologiche.
Uno studio pubblicato sul numero di luglio2000 della rivista scientifica “ Cancer Research “ ha rivelato il motivo per cui il RES è efficace nella lotta contro alcuni tumori. A quanto hanno appurato i ricercatori della facoltà di Medicina della University of North Carolina, il RES disattiva la proteina NF-Kappa-B , che protegge le cellule cancerose dalla Chemioterapia e dalla  distruzione. Inoltre sono state scoperte caratteristiche chimico fisiche e proprietà biologiche del RES, interessanti per il settore della dermocosmesi, e cioè: l’attività antiossidante e radical scavenger della molecola, il suo effetto antinfiammatorio e vaso rilassante, la capacità di stimolare la proliferazione cellulare e la sintesi del collagene, l’azione inibente sulle proteasi e la capacità di bloccare selettivamente e efficacemente le radiazioni  UV-B.
Quando le difese antiossidanti cellulari non sono in grado di contrastare l’azione delle specie radicaliche dell’ossigeno ( ROS) , si instaura nelle cellule un processo noto come stress ossidativo, in seguito al quale le più importanti classi molecolari, acidi nucleici, proteine, lipidi, vengono danneggiate , con compromissione della funzionalità delle cellule s
tesse. 

A  livello  cutaneo  i  ROS  originano  fenomeni  di  aging  con  rilassamento  cutaneo  e  formazione  di  rughe,  e  in  particolari  condizioni  anche  processi  degenerativi.


La  possibilità  di  rafforzare  le  difese  antiossidanti  endogene,  con  un  apporto  esterno  di  antiossidanti  per  via  alimentare,  sistemica  o  topica  rappresenta  un’  importante  strategia  preventiva  o  terapeutica.  Un  antiossidante  pùò  agire  prevenendo  la  formazione  dei  ROS,  chelando  gli  ioni  ferro  e  rame  che  ne  catalizzano  la  formazione o  bloccandone  l’  azione  con  una  reazione  di  terminazione  che  trasforma  il  radicale  in  una  specie  stabile,  in  questo  caso  si  parla  anche  di  “radical  scavenger”.  Il  RES  è  un  efficace  antiossidante  a  doppio  meccanismo  d’  azione,  perché  agisce  sia  come  chelante  che  come  radical  scavenger.  È  stato  dimostrato  che le  proprietà del  RES  sono  superiori  a  quelle  delle  vitamine  C, E  e  del  beta-carotene  e  che  il  RES  sviluppa  un’  azione  antiossidante  sinergica  con  queste  vitamine.  Il  RES  riduce  la  risposta  infiammatoria,  inibendo  gli  enzimi  coinvolti  nel  metabolismo  dell’  acido  arachidonico  che  attiva  il  processo  infiammatorio  (in  particolare  inibisce  la  5-lipoossigenasi).  L’  importante  sinergismo  tra azione  antinfiammatoria  e  antiossidante  giustifica  l’  uso  del  RES  come  composto  innovativo  in  formulazioni  cosmetiche  protettive  della  pelle  e  contro  l’  invecchiamento.
L’  attività  vasorilassante  del  RES  consente  di  migliorare  il  microcircolo  che  nutre  la  cute.  Freddo,  vento,  fumo,  UV,  determinano  la  perdita  di  elasticità  dei  vasi  sanguigni  periferici,  limitando  l’  apporto  di  ossigeno.  In  queste  condizioni  i  tessuti  divengono  sofferenti,  rallentano  il  loro  metabolismo,  producendo  meno  elastina  e  collagene.L’  applicazione  topica  di  prodotti contenenti  RES,  rivitalizza  i  tessuti,  prevenendo  i  danni  da  stress  cutaneo.
Il  brevetto  US  6,  147,  121  documenta  che  l’  applicazione  topica  di  formulati  cosmetici  contenenti  solo  RES  come  principio  attivo,  conferisce  tono  alla  pelle.
Il  brevetto  riporta  una  serie  di  sperimentazioni  in  vitro  su  colture  di  fibroblasti  del  derma,  che  dimostrano  la  capacità  del  RES  di  stimolare  la  proliferazione  cellulare  e  la produzione  di  collagene  da  parte  delle  cellule  in  coltura.  Nello  stesso  brevetto  si  documenta  anche  che  il  RES  inibisce  l’  espressione  delle  proteasi  responsabili  della  degradazione  della  matrice  collagenica  e  elle  altre  proteine  intercellulari.  La  capacità  di  rivitalizzare  i  fibroblasti,  l’  aumentata  capacità  di  sintetizzare  collagene,  il  prolungamento  della  shelf  life  della  matrice  cellulare,  non  attaccata  dalle  proteasi,  concorrono  sinergicamente  a  limitare  l’  aging  cutaneo  della  pelle,  stressata  da  fattori  ambientali  e  patologici.  L’  eziologia  multifattoriale  di  una  serie  di  severi  disordini  cutanei  quali  la  dermatite  seborroica,  le  dermatiti  irritative  e  l’  eczema  rende  in  genere  poco  risolutivi  per  queste  patologie  gli  approcci  terapeutici  convenzionali  di  tipo  dermo-cosmetico.  La  capacità  del  RES  di  sviluppare  sinergicamente  una  serie  di  attività  biologiche  relazionate  a  questi  quadri  patologici,  costituisce  il  razionale  di  impiego  di  questa  molecola  nel  trattamento  di  dermatite  seborroica,  dermatiti  irritative  ed  eczema.
“Un  bicchiere  di  vino  rosso  non  può  certo  curare  aterioslerosi,  trombosi,  ischemia,  tumore  e  morbo  di  Alzheimer.  Però  se  il  consumo  rimane  in  uno  o due  bicchieri  al  giorno,  da  degustare  durante  i  pasti  ed  in  maniera  continuativa  nel  tempo,  può  essere  un  ottimo  aiuto  nel  prevenire  le  patologie  indicate”.
Questo  il  messaggio  uscito  dal  convegno  internazionale  su  “Vino  e  salute”  di  Firenze.  Il  prof.  Giorgio  Calabrese,  docente  dell’  Università  Cattolica  di  Piacenza,  il  prof.  John  Pezzato  dell’  Università  dell’  Illinois  ed  il  dietologo  Pietro  Migliaccio  hanno  ufficialmente  sancito  gli  effetti  benefici  del  prodotto,  un  vero  e  proprio  toccasana  per  tanti  aspetti  diversi.

E dal convegno senese della “ Settimana dei vini”, è venuto fuori che il RES, l’elemento scoperto casualmente nel vino dal prof. Mario Fregoni dell’Università Cattolica di Piacenza e portato alla ribalta dal prof. Pezzato, funge da inibitore nei confronti di un enzima coinvolto nei processi infiammatori e tumorali, il COX-2. Inoltre il RES rallenta i processi dell’invecchiamento ed è un forte elemento di contrasto della osteoporosi femminile che può sopraggiungere con la menopausa.
“ Negli ultimi anni” – commenta il giornalista Bruno Gambacorta- “ il vino è stato sdoganato dai nutrizionisti, in quanto si è scoperto che ha degli effetti benefici sia sull’uomo che sulla donna, purchè consumato senza eccedere. Il vino rosso, ad esempio, oltre ai polifenoli, contiene resveratrolo, che è un antiossidante capace di rallentare l’invecchiamento cellulare. I principali studi sino ad ora effettuati sono stati compiuti sul vino rosso mentre adesso si sta cercando di approfondire le caratteristiche delle sostanze presenti anche in quello bianco”.
La discussione, cui hanno partecipato IL Sottosegretario di Stato alla Salute Antonio Guidi, il Prof.Giorgio Calabrese, Docente di Nutrizione Umana presso l’Università di Torino e l’ Università cattolica di Piacenza, il giornalista Bruno Gambacorta e il Presidente della Enoteca del Piemonte Pier Domenico Garrone, ha affrontato un confronto sulle sostanze e sugli effetti contenuti in tutti i vini e non solo in quelli rossi.
“ Il rapporto tra vino e salute ha dei massimi  e dei minimi che non deve superare” , afferma Giorgio Calabrese. “ Spesso il vino, essendo liquido, si scambia con l’acqua e lo si beve per dissetarsi, ma non è cosi’. Bisogna ricordarsi che si beve l’acqua, ma si gusta il vino. Il vino fa bene alla salute se lo si consuma in dosi moderate, e oltre a proteggere il cuore ed i vasi sanguigni, attraverso i miei studi stiamo riscontrando che ha effetti positivi anche sulla menopausa, sul morbo di Alzheimer e per gli sportivi”.
Al convegno “ Vino e  Salute” tenutosi a Firenze, un ricercatore dell’Università di Milano ha riscontrato che una piccola quantità di vino al giorno svolge effetti favorevoli non solo sui processi di memorizzazione e apprendimento,  ma anche nella protezione verso processi neurodegenerativi come proprio il Morbo di Alzheimer . L’effetto sarebbe svolto appunto dal RES, capace di aumentare, in bassissime quantità, l’attività della MAP- chinasi, enzima strettamente legato alla capacità delle cellule neuronali di rigenerarsi e stabilire un contatto efficace con le cellule nervose circostanti. Lo studio, purtroppo, è stato condotto solo in vitro, su colture di cellule nervose; è tuttavia sostenuto dai risultati di una precedente indagine epidemiologica condotta in Francia da J. M. Orgogozo, studioso del morbo di Alzheimer, che esaminando un centinaio di anziani affetti da tale malattia , aveva notato una minor compromissione nei soggetti che erano abituali consumatori di vino.
Le attività scientificamente documentate del RES a livello medico sono quindi le seguenti:
- attività antiaggregante piastrinica
- attività sulla adesione di granulociti e monociti all’endoterio
- attività preventiva nei confronti del cancro
- attività antiossidante
- attività vasorilassante e miglioramento del microcircolo cutaneo
Dal punto di vista enologico sono state effettuate numerose indagini per trovare il giusto dosaggio di tale sostanza nel vino, per capire quali siano gli elementi che ne condizionano la presenza. Ulteriori studi sono in corso, volti a scoprire altre funzioni del RES sulla salute umana, quali ad esempio la sua azione proprio contro il morbo di Alzheimer e il suo effetto come fitoestrogeno.
Vi sono inoltre numerosi studi in atto , volti ad individuare le migliori condizioni di coltivazione e di tecnica enologica, per ottenere elevati livelli di RES nel vino. L’aspetto che si vuole mettere in evidenza è che alcune attività della sostanza sono attive solo quando il RES viene assunto insieme al vino e che , con tutta probabilità , esistono delle interazioni con altri composti, in particolar modo con quelli polifenolici.

A cura di:

Prof. Dr. Tommaso Addonisio

presidente SIMBEN

presidente@simben.it       www.tommasoaddonisio.it

Paola D'Incà

Segretario SIMBEN

segreteria@simben.it          www.xbenessere.it

Per info:

SIMBEN ( Società Italiana di Medicina del Benessere)   
www.simben.it    tel                0773 690303  0773 690303         0773 690303

Tratto dal libro

“Alimentazione Naturale come fonte di Benessere”

(S.I.M.BEN.  - € 18.00)

 

BIBLIOGRAFIA


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Freemont L. Biological effects of resveratrol. Life Sci 2000 Jan 14; 66 (8): 6663 – 73


“Il resveratrolo nelle uve e nei vini “
Dott.essa Tedeschi Maria Sabrina – Agricola F.lli Tedeschi srl, ven 15 settembre


“Il resveratrolo e l’uva biologica “
Micheloni Cristina  Numero 71 luglio – agosto 2001


“ Il resveratrolo : un principio naturale multifunzionale “
Prof. De Rosa Mario Dip. di Medicina Sperimentale, 2° Università di Napoli
Prof. Rossi Mosè , Dip. di Biochimica, Università Federico II  di Napoli


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WWW. Corriere vinicolo.com


“ Protezione del cancro : le conferme crescono “
 Orlandi Francesco, Università degli studi di Ancona , Gruppo lavoro Accademia Vite  e vino

 

“La Barbera, un rosso che fa bene alla salute “
Prof. Calabrese Giorgio


“Ricerca e territorio “
Bugliosi Rita


Dal Convegno “ Vino & salute” Bologna 24-03-‘92
Bortolotti Maria


“ Il contenuto di resveratrolo nei vini alla luce delle attuali acquisizioni tecniche “
Mattivi Fulvio

“ Il paradosso Francese : il vino, il fumo, i grassi “
Su “La Provincia di Sondrio”


“ Il consumo moderato di vino aiuta la donna in menopausa “
Prof. Calabrese Giorgio, anno 1999 n°4


“ Fa bene a cuore e cervello “
Villa Maurizio, domenica 1 giugno 2003


“ Vino o bucce di uva rossa nera “
Da “ L’Espresso “ , 28 gennaio 1999


“ Nel vino l’enzima di vitale importanza “ e  “ Contro l ’Alzheimer “
Prof. Bertelli Alberto, Istituto di Anatomia Umana , Università di Milano



01/03/2010



 
 
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