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IL RESVERATROLO contro l'invecchiamento cellulare
 Il resveratrolo (trans- 3,4,5 – triidrossistilbene), un composto che abbonda nella buccia dell’ uva rossa, è un componente del ko-jo-kon, una medicina orientale usata nel trattamento di patologie dei vasi sanguigni, delle patologie cardiache e delle epatopatie. Gli studi scientifici riguardo al RES sono iniziati solo quattro anni fa, considerandolo come una possibile spiegazione del “paradosso francese”, la bassa incidenza di malattie tra la popolazione francese, che aveva una dieta abbastanza ricca di grassi. Attualmente esso viene pubblicizzato dalle industrie farmaceutiche e definito dai ricercatori scientifici come un antiossidante, un agente anti-cancro e un fitoestrogeno. Numerose ricerche confermano che il consumo di alcool, soprattutto di vino rosso, può ridurre l’ incidenza di patologie coronariche. Inibendo l’ ossidazione delle lipoproteine a bassa densità, protegge le cellule dalla perossidazione lipidica. È stato inoltre dimostrato che riduce l’ aggregazione piastrinica, il che può aiutare a prevenire l’ arteriosclerosi e il morbo di Alzheimer. Sembra che riduca l’ avanzamento del cancro, inibendo la cicloossigenasi-1 (COX-1), un enzima che trasforma l’ acido arachidonico in sostanze proinfiammatorie, che stimolano la crescita delle cellule tumorali. Studi relativi all’ avanzamento del cancro hanno dimostrato che il RES induce la differenziazione dei promielociti della leucemia e inibisce la ribonucleotide-reduttasi, enzima indispensabile per la sintesi del DNA nelle cellule proliferanti. Un’ altra importante caratteristica del RES come potenziale agente anti-cancro è la sua minima tossicità nei confronti delle cellule ematiche. Ha inoltre un’ importante azione antinfiammatoria e vasorilassante, interessante in campo dermatologico. Parole chiave: antiossidante, agente anti-cancro, fitoestrogeno, patologie coronariche, arteriosclerosi, morbo di Alzheimer, cicloossigenasi-1, ribonucleotide reduttasi, azione antinfiammatoria e vasorilassante. Il vino venne considerato, fin dai tempi dell’ antica Grecia, un ottimo farmaco, infatti il medico Asclepiade osò paragonare, quanto ad efficacia, le proprietà del vino alla potenza degli Dei, dicendo che “utilitatem vini aequuari vix deorum potentia posse”. Il famosissimo medico Dioscoride, agli inizi del primo secolo d. C., espresse molti giudizi sugli effetti fisiologici del vino, così riportati da una traduzione in antico italiano: “Il vino vecchio è più soave al gusto, e puossene in sanità beverone un poco per volta senza nocumento. Il nuovo gonfia, digeriscesi con fatica, provoca l’ orina, fa sognare sogni terribili. Quello di mezzo tempo non fa né uno né l’ altro nocumento, però è comunemente in uso per il vivere dei sani e degli infermi” ma “ogni vino puro e sincero, riscalda, digeriscesi facilmente, provoca l’ orina, nutrisce le forze, fa dormire e fa buon calore. È cosa veramente salutarissima bagnare il cibo con un poco di vino”. 
La scienza medica (alchimia) medievale ripeté pedissequamente le pratiche terapeutiche del mondo classico, considerando, fra le sue prime panacee, il vino, il più delle volte sofisticato dall’ aggiunta di piante officinali intere, di fiori, di semi, di fusti e di radici, che venivano, in un primo momento, pestate o tritate, poi, messe in infusione nel mosto o nel vino già fermentato, sia a caldo che a freddo. Catone lasciò una grande quantità di ricette, per la realizzazione di vini medicinali: lassativi, a base di radici di elleboro; contro la ritenzione di urina, a base di caprifoglio o ginepro; contro la sciatica, invece, con infuso di legno di ginepro; contro le coliche e il “dolore al fianco”, a base di rami di mirto; contro la dissenteria ed i vermi, con aggiunta di melograni acerbi; contro le indigestioni e la difficoltà ad urinare, a base invece di fiori di melograni. Ma la testimonianza più ricca, contenuta nei 37 libri del “De naturali historia”, è quella di Plinio il Vecchio, per cui il fieno greco dava al vino un leggero profumo speciale: l’ uva, mischiata con farina di orzo, qualora fritta, realizzava un ottimo ricostituente energetico, mentre, se mischiato con farina di fave, realizzava un efficace cataplasma, benefico per l’ infiammazione ai testicoli; aggiungendo assenzio al vino si realizzava una bevanda indicata a stimolare l’ appetito (ancor oggi tale bevanda è utilizzata per la produzione di liquori da aperitivo); mescolandolo con acqua di more diveniva un buon rimedio contro la febbre. Descrisse inoltre i luoghi in cui venivano prodotti vini prodigiosi, come in Arcadia, dove il vino rendeva le donne feconde e gli uomini rabbiosi; in Acaia, in cui il vino faceva abortire le donne incinte; a Tresena, dove toglieva all’ uomo ogni facoltà genetica; nell’ isola di Taso c’ era un vino che non lasciava dormire e un altro che bevuto conduceva tra le braccia di Morfeo. L’ autore considerava essenziale che il vino fosse onesto, genuino e “figlio della vite” e tanto lo stimava, che riportò, nella sua grande opera, l’ aneddoto del saggio Androyde, che, per indurre a maggior rispetto Alessandro Magno, gli scrisse: “Vinum poturus, rex, memento bibere te sanguinem terrae” (quando stai per bere il vino, ricordati, o Re, che bevi il sangue della terra). Columella inventò una bevanda, preparata attraverso un lungo procedimento di fermentazione, con vino e mirto. Molto apprezzata all’ epoca, costituiva un efficace rimedio contro il male di ventre e la debolezza di stomaco. Questo realizzò anche altri vini, fra i quali quello alla valeriana, potente antispasmodico oltreché tonico e stimolante; il vino di Scilla, utile come digestivo e lenitivo della tosse ostinata, ma da bersi con moderazione perché contenente un alcaloide, la scillitina; quello alla ruta, eccitante ma ad alte dosi abortivo; il pericoloso “veratrum” contenente un potente alcaloide, la veratrina. Il profumo, altra componente importante del vino, influisce, in qualità di piacere, sulla psiche, la quale svolge, mediante riflessi condizionati, un’ efficace azione sulla secrezione cloro-peptica dello stomaco. Finendo in bocca il vino, attraverso il sapore, esercita una notevole influenza sulla appetibilità delle vivande, tanto che queste possono essere, più o meno, accettate dal palato a seconda del nettare bacchico che le accompagna. Ma è soprattutto lo stomaco ad essere favorevolmente influenzato dall’ appagamento conseguente l’ assunzione di vino, in quanto si verifica l’ eccitazione delle cellule che secernono i succhi gastrici; la peptina, enzima in essi contenuto, favorisce la digestione proteica. Non deve essere dimenticata l’ azione specifica e diretta che, dal punto di vista organico, l’ alcool, assunto in piccole quantità, esercita benevolmente sulle secrezioni digestive. La migliore maniera di utilizzare le bevande alcoliche è quella di assumerle in occasione dei pasti, perché l’ assorbimento avviene più lentamente; meglio ancora sarà farlo a piccole dosi, ripetute proprio come avviene quando si degusta un vino: in tal modo si realizzerà una rapida metabolizzazione dell’ alcool, determinando un basso livello di alcolemia. Dalle indagini gerontologiche, condotte dall’ Università di Baltimora, su soggetti anziani ricoverati, si è scoperto che, coloro ai quali veniva previsto nella dieta di bere vino, presentavano una migliore risposta terapeutica rispetto a quelli cui si concedeva di bere, nella medesima quantità, del succo d’uva; tale effetto si scoprì che non era imputabile alla sola presenza di alcool perché, sostituendo il vino con una miscela a base di acqua, contenente la stessa quantità di alcool, non si raggiungevano i medesimi effetti favorevoli. Fra i benefici risultati, cui conduce il moderato consumo di vino, non si può non ricordare la protezione che questa bevanda esercita sulle pareti arteriose: berne una quantità quotidiana di 500/700ml costituisce una ottima salvaguardia contro l’aumento della colesterolemia. Recentemente è stato infatti dimostrato da un equipe di medici francesi che il consumo moderato di vino rosso produce sull’uomo alcuni effetti di estremo interesse a livello ematico, quali una ridotta tendenza all’aggregazione delle piastrine e un aumentato tenore del colesterolo Hdl, fattori che hanno un effetto protettivo sulle malattie cardiache. Tra i composti naturali coinvolti nel metabolismo dei lipidi ed importanti dal punto di vista farmacologico ci sono i composti fenolici, in particolare stilbeni idrossilati, quali il resveratrolo ( 3,4,5’ tri-idrossistilbene) e un suo glucoside, il piceide. I polifenoli sono sostanze in grado di contrastare gli effetti dannosi dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. Vi è crescente evidenza che i radicali liberi sono coinvolti nei processi che portano allo sviluppo di arteriosclerosi, artriti, cataratte, retinopatia, accelerazione del processo di invecchiamento, e quindi rughe, macchie della pelle, rilassamento muscolare, capelli bianchi, diminuita capacità sessuale. In natura si rinvengono in Polygonum cuspidatum e in Polygonum multiflorum, piante utilizzate nella medicina tradizionale orientale per curare malattie come iperlipidemia e arteriosclerosi. Il RES è presente in dodici famiglie del regno vegetale, comprese le Vitaceae e, all’interno di questa famiglia, anche nella Vitis vinifera, che è la specie più importante, a livello mondiale, per la produzione di uva da vino, da tavola e da essiccare. Il primo dosaggio della sostanza nel vino fu eseguito nel 1992. Il RES è presente nel vino in seguito alla sua estrazione delle bucce dell’uva durante la fermentazione alcolica , mentre , attraverso la fermentazione malolattica, la quota di RES all’interno del vino è in grado di aumentare. L’interesse per tale sostanza derivava proprio dal fatto che esso era la componente di un medicamento di origine popolare cinese e giapponese noto come “ Kojo- Kon “ ( a base di polvere essiccata di radici di Polygonum cuspidatum ) utilizzato per vari scopi, per esempio contro l’iperlipidemia, l’arteriosclerosi , allergie ed infiammazioni. Il RES si accumula principalmente nella buccia degli acini ed è una “ fitoalexina”, ovvero una sostanza che agisce come battericida e fungicida, proteggendo la pianta da parte di agenti patogeni. E’ maggiormente contenuto nei vini rossi perché passa, durante la fase della macerazione , dalle bucce al mosto. Recenti studi sperimentali hanno dimostrato che esso è in misura superiore presente nei vini poco sottoposti a trattamenti tecnologici, che si accumula maggiormente nelle uve maturate in collina, per l’azione di stimolo della sintesi di tale molecola da parte dei raggi ultravioletti, ed ancora è maggiormente presente in uve ottenute da viti poco concimate chimicamente. Il RES è una sostanza che la vite, in particolare Merlot e Cabernet, i vitigni più diffusi al mondo assieme allo Chardonnay, sviluppa per aumentare le proprie difese. Ed è la sostanza più conosciuta tra le sostanze anticianiche destinata a prevenire alcune gravi malattie cardiocircolatorie. È per via di questo polifenolo che oggi in Italia il 70% dei nuovi vigneti è impiantato a rosso, solo il 30% a bianco. Una tendenza mondiale ma, la riscossa dei bianchi è vicina per un semplice motivo: il vino fa bene in generale. L’equazione “rosso=salute”, che da anni viene diffusa, sta lentamente divenendo “vino=salute”. Il vino bianco recupererà presto terreno, anche perché l’ attenzione per la qualità sta eliminando le produzioni generiche, spariscono i vini da tavola a favore dei Doc e dei Docg. Anche nei rossi ottenuti da uve di Negroamaro, un vitigno che si ritrova espressamente nei vigneti del Salento, come nel caso del Leverano Doc, abbonda il contenuto di RES. Con una ricerca è stato determinato il contenuto di RES in alcuni vini delle Marche. In particolare, le analisi sono state condotte su 25 campioni di vino rosso Conero D.O.C, ottenuti dalla vinificazione di uve c.v. Montepulciano secondo lo specifico disciplinare di produzione e nella zona tipica, ma differenti tra loro per l’ azienda produttrice e per l’ annata.  Nel 1992 per la prima volta è stata evidenziata la presenza di RES nella forma trans dei vini rossi da Siemann e Creasy. Successivamente sono state rilevate altre forme chimiche del RES come l’ isomero cis e altri composta glucosidici da Jeandet, Mattivi, Roggero e Archier: sono comunque quattro, tutti monomeri, i composti fenolici finora evidenziati nel vino. L’ effetto benefico dei composti fenolici è legato alla loro attività antiossidante: è stato dimostrato che gli stessi composti, a basse concentrazioni (1 Mm), possiedono elevate proprietà antiossidanti nei confronti della frazione lipidica polinsatura delle proteine a bassa densità (Ldl). L’ ossidazione di queste ultime rappresenta una tappa cruciale nella patogenesi dell’ arteriosclerosi: pertanto, una dieta ricca di antiossidanti può ritardare la patologia. Il RES, oltre ad agire come antiossidante, è importante quale potente inibitore dell’ aggregazione piastrinica, della secrezione della serotonina, per le sue proprietà di chemioprevenzione cancerogena, e infine per il suo ruolo nel metabolismo dei lipidi. Anche la donna può trarre beneficio dal “nettare bacchico”, infatti nei momenti critici del ciclo mestruale, compaiono spesso variazioni dell’ umore, cui si associano spesso cefalee e dolori spastici più o meno intensi: il vino, nella giusta dose, può, attraverso la sua azione blandamente euforizzante, combattere lo stato depressivo-irritativo; attraverso quella diuretica, ridurre la cefalea, spesso legata alla ritenzione idrica; per l’ effetto analgesico, esercitando in parte, sul sistema nervoso centrale, in parte su quello periferico, contribuire a ridurre i dolori che caratterizzano tale periodo.
Qualche anno fa alcuni studi dimostrarono che i Francesi, notoriamente grandi bevitori di vino, erano soggetti a morte per malattie cardiache e per alcune forme di cancro in misura inferiore rispetto ad altre popolazioni che fanno minor uso di questa bevanda. Questo fenomeno fu soprannominato “paradosso francese” e, in un primo tempo, lasciò alquanto perplessi i ricercatori. Essi scoprirono infatti che il vino rosso conteneva una sostanza, chiamata trans-resveratrolo, che incideva su certe proteine e geni del corpo umano, importanti per lo sviluppo di alcune forme di cancro. Minnie Holmes – McNary, biochimica nutrizionale e ricercatrice presso il cancer Center dell’Università della North Carolina a Chapel Hill, afferma che il RES è un composto naturale che agisce anche sul sistema immunitario e sulle forme di infiammazione. I processi immunitari e infiammatori hanno un ruolo fondamentale nella formazione della placca all’interno dei vasi sanguigni, causa spesso di malattie cardiache. Holmes – McNary ed il collega Albert Baldwin, hanno esaminato l’azione di RES nelle cellule umane e nelle cellule di ratti coltivate in laboratorio ed hanno scoperto che questa sostanza inibisce alcuni processi che danneggiano le cellule a vari livelli. “ Il RES si trova in molti tipi di frutta e nelle noci, in modo particolare nell’uva rossa, nelle more, nei lamponi e nelle noccioline” afferma Holmes McNary. Si sono trovate quantità minime di RES anche nell’uva bianca , ma non nel vino bianco, perché i processi di lavorazione lo eliminano. E’ importante quindi che gli alimenti appena nominati siano parte dell’alimentazione quotidiana per le loro potenziali capacità di prevenire il cancro e le malattie cardiache. Secondo un recente rapporto dell’ ‘ American College of Cardiology i bevitori moderati di vino hanno una riduzione dal 40% al 50% del rischio di attacchi all’arteria coronaria rispetto ad individui astemi. L’azione del RES è di catturare il rame. Questo elemento è un preossidante:porta cioè alla formazione di radicali liberi agendo su alcuni tipi di grassi presenti nell’organismo. Il RES cattura il rame a livello del colesterolo LDL ( il cosiddetto colesterolo cattivo), impedendone l’ossidazione e quindi i dannosi effetti da esso prodotti sulle arterie. Agisce anche come antiaggregante piastrinico e antinfiammatorio sulla parete dei vasi contrastando tutti i principali processi che portano al danno vascolare dato dalla formazione di placche ateromasiche e quindi alle patologie cardiovascolari. I soggetti predisposti a tali patologie possono quindi trarre beneficio dalla assunzione regolare di moderate quantità di vino rosso e bianco: tali benefici naturalmente, non sono dovuti all’alcol bensi al RES e alle altre sostanze contenute nel vino e assenti negli altri alcolici. Gli astemi e chi ha qualche controindicazione nei confronti del vino possono oggi trovare il RES, ottenuto per estrazione da fonti naturali, in preparazioni farmacologiche. Uno studio pubblicato sul numero di luglio2000 della rivista scientifica “ Cancer Research “ ha rivelato il motivo per cui il RES è efficace nella lotta contro alcuni tumori. A quanto hanno appurato i ricercatori della facoltà di Medicina della University of North Carolina, il RES disattiva la proteina NF-Kappa-B , che protegge le cellule cancerose dalla Chemioterapia e dalla distruzione. Inoltre sono state scoperte caratteristiche chimico fisiche e proprietà biologiche del RES, interessanti per il settore della dermocosmesi, e cioè: l’attività antiossidante e radical scavenger della molecola, il suo effetto antinfiammatorio e vaso rilassante, la capacità di stimolare la proliferazione cellulare e la sintesi del collagene, l’azione inibente sulle proteasi e la capacità di bloccare selettivamente e efficacemente le radiazioni UV-B. Quando le difese antiossidanti cellulari non sono in grado di contrastare l’azione delle specie radicaliche dell’ossigeno ( ROS) , si instaura nelle cellule un processo noto come stress ossidativo, in seguito al quale le più importanti classi molecolari, acidi nucleici, proteine, lipidi, vengono danneggiate , con compromissione della funzionalità delle cellule stesse. A livello cutaneo i ROS originano fenomeni di aging con rilassamento cutaneo e formazione di rughe, e in particolari condizioni anche processi degenerativi.  La possibilità di rafforzare le difese antiossidanti endogene, con un apporto esterno di antiossidanti per via alimentare, sistemica o topica rappresenta un’ importante strategia preventiva o terapeutica. Un antiossidante pùò agire prevenendo la formazione dei ROS, chelando gli ioni ferro e rame che ne catalizzano la formazione o bloccandone l’ azione con una reazione di terminazione che trasforma il radicale in una specie stabile, in questo caso si parla anche di “radical scavenger”. Il RES è un efficace antiossidante a doppio meccanismo d’ azione, perché agisce sia come chelante che come radical scavenger. È stato dimostrato che le proprietà del RES sono superiori a quelle delle vitamine C, E e del beta-carotene e che il RES sviluppa un’ azione antiossidante sinergica con queste vitamine. Il RES riduce la risposta infiammatoria, inibendo gli enzimi coinvolti nel metabolismo dell’ acido arachidonico che attiva il processo infiammatorio (in particolare inibisce la 5-lipoossigenasi). L’ importante sinergismo tra azione antinfiammatoria e antiossidante giustifica l’ uso del RES come composto innovativo in formulazioni cosmetiche protettive della pelle e contro l’ invecchiamento. L’ attività vasorilassante del RES consente di migliorare il microcircolo che nutre la cute. Freddo, vento, fumo, UV, determinano la perdita di elasticità dei vasi sanguigni periferici, limitando l’ apporto di ossigeno. In queste condizioni i tessuti divengono sofferenti, rallentano il loro metabolismo, producendo meno elastina e collagene.L’ applicazione topica di prodotti contenenti RES, rivitalizza i tessuti, prevenendo i danni da stress cutaneo. Il brevetto US 6, 147, 121 documenta che l’ applicazione topica di formulati cosmetici contenenti solo RES come principio attivo, conferisce tono alla pelle. Il brevetto riporta una serie di sperimentazioni in vitro su colture di fibroblasti del derma, che dimostrano la capacità del RES di stimolare la proliferazione cellulare e la produzione di collagene da parte delle cellule in coltura. Nello stesso brevetto si documenta anche che il RES inibisce l’ espressione delle proteasi responsabili della degradazione della matrice collagenica e elle altre proteine intercellulari. La capacità di rivitalizzare i fibroblasti, l’ aumentata capacità di sintetizzare collagene, il prolungamento della shelf life della matrice cellulare, non attaccata dalle proteasi, concorrono sinergicamente a limitare l’ aging cutaneo della pelle, stressata da fattori ambientali e patologici. L’ eziologia multifattoriale di una serie di severi disordini cutanei quali la dermatite seborroica, le dermatiti irritative e l’ eczema rende in genere poco risolutivi per queste patologie gli approcci terapeutici convenzionali di tipo dermo-cosmetico. La capacità del RES di sviluppare sinergicamente una serie di attività biologiche relazionate a questi quadri patologici, costituisce il razionale di impiego di questa molecola nel trattamento di dermatite seborroica, dermatiti irritative ed eczema. “Un bicchiere di vino rosso non può certo curare aterioslerosi, trombosi, ischemia, tumore e morbo di Alzheimer. Però se il consumo rimane in uno o due bicchieri al giorno, da degustare durante i pasti ed in maniera continuativa nel tempo, può essere un ottimo aiuto nel prevenire le patologie indicate”. Questo il messaggio uscito dal convegno internazionale su “Vino e salute” di Firenze. Il prof. Giorgio Calabrese, docente dell’ Università Cattolica di Piacenza, il prof. John Pezzato dell’ Università dell’ Illinois ed il dietologo Pietro Migliaccio hanno ufficialmente sancito gli effetti benefici del prodotto, un vero e proprio toccasana per tanti aspetti diversi.
E dal convegno senese della “ Settimana dei vini”, è venuto fuori che il RES, l’elemento scoperto casualmente nel vino dal prof. Mario Fregoni dell’Università Cattolica di Piacenza e portato alla ribalta dal prof. Pezzato, funge da inibitore nei confronti di un enzima coinvolto nei processi infiammatori e tumorali, il COX-2. Inoltre il RES rallenta i processi dell’invecchiamento ed è un forte elemento di contrasto della osteoporosi femminile che può sopraggiungere con la menopausa. “ Negli ultimi anni” – commenta il giornalista Bruno Gambacorta- “ il vino è stato sdoganato dai nutrizionisti, in quanto si è scoperto che ha degli effetti benefici sia sull’uomo che sulla donna, purchè consumato senza eccedere. Il vino rosso, ad esempio, oltre ai polifenoli, contiene resveratrolo, che è un antiossidante capace di rallentare l’invecchiamento cellulare. I principali studi sino ad ora effettuati sono stati compiuti sul vino rosso mentre adesso si sta cercando di approfondire le caratteristiche delle sostanze presenti anche in quello bianco”. La discussione, cui hanno partecipato IL Sottosegretario di Stato alla Salute Antonio Guidi, il Prof.Giorgio Calabrese, Docente di Nutrizione Umana presso l’Università di Torino e l’ Università cattolica di Piacenza, il giornalista Bruno Gambacorta e il Presidente della Enoteca del Piemonte Pier Domenico Garrone, ha affrontato un confronto sulle sostanze e sugli effetti contenuti in tutti i vini e non solo in quelli rossi. “ Il rapporto tra vino e salute ha dei massimi e dei minimi che non deve superare” , afferma Giorgio Calabrese. “ Spesso il vino, essendo liquido, si scambia con l’acqua e lo si beve per dissetarsi, ma non è cosi’. Bisogna ricordarsi che si beve l’acqua, ma si gusta il vino. Il vino fa bene alla salute se lo si consuma in dosi moderate, e oltre a proteggere il cuore ed i vasi sanguigni, attraverso i miei studi stiamo riscontrando che ha effetti positivi anche sulla menopausa, sul morbo di Alzheimer e per gli sportivi”. Al convegno “ Vino e Salute” tenutosi a Firenze, un ricercatore dell’Università di Milano ha riscontrato che una piccola quantità di vino al giorno svolge effetti favorevoli non solo sui processi di memorizzazione e apprendimento, ma anche nella protezione verso processi neurodegenerativi come proprio il Morbo di Alzheimer . L’effetto sarebbe svolto appunto dal RES, capace di aumentare, in bassissime quantità, l’attività della MAP- chinasi, enzima strettamente legato alla capacità delle cellule neuronali di rigenerarsi e stabilire un contatto efficace con le cellule nervose circostanti. Lo studio, purtroppo, è stato condotto solo in vitro, su colture di cellule nervose; è tuttavia sostenuto dai risultati di una precedente indagine epidemiologica condotta in Francia da J. M. Orgogozo, studioso del morbo di Alzheimer, che esaminando un centinaio di anziani affetti da tale malattia , aveva notato una minor compromissione nei soggetti che erano abituali consumatori di vino. Le attività scientificamente documentate del RES a livello medico sono quindi le seguenti: - attività antiaggregante piastrinica - attività sulla adesione di granulociti e monociti all’endoterio - attività preventiva nei confronti del cancro - attività antiossidante - attività vasorilassante e miglioramento del microcircolo cutaneo Dal punto di vista enologico sono state effettuate numerose indagini per trovare il giusto dosaggio di tale sostanza nel vino, per capire quali siano gli elementi che ne condizionano la presenza. Ulteriori studi sono in corso, volti a scoprire altre funzioni del RES sulla salute umana, quali ad esempio la sua azione proprio contro il morbo di Alzheimer e il suo effetto come fitoestrogeno. Vi sono inoltre numerosi studi in atto , volti ad individuare le migliori condizioni di coltivazione e di tecnica enologica, per ottenere elevati livelli di RES nel vino. L’aspetto che si vuole mettere in evidenza è che alcune attività della sostanza sono attive solo quando il RES viene assunto insieme al vino e che , con tutta probabilità , esistono delle interazioni con altri composti, in particolar modo con quelli polifenolici. A cura di:
Prof. Dr. Tommaso Addonisio presidente SIMBEN presidente@simben.it www.tommasoaddonisio.it
Paola D'Incà Segretario SIMBEN segreteria@simben.it www.xbenessere.it
Per info: SIMBEN ( Società Italiana di Medicina del Benessere)
Tratto dal libro
“Alimentazione Naturale come fonte di Benessere” (S.I.M.BEN. - € 18.00)
BIBLIOGRAFIA Blanco-Colio LM ; Valderrama M; Alvarez- Sala LA ; Bustos C; Ortego M ; Hernandez – Presa MA ; Cancelas P; Gomez – Gerique J ; Millan J ; Egidio J . Red wine intake prevents nuclear factor- KappaB activation in peripheral blood mononuclear cells of healthy volunteers durino postprandial lipemia. Circulation 2000 Aug 29; 102 (9) : 1020-6
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“Il resveratrolo e l’uva biologica “ Micheloni Cristina Numero 71 luglio – agosto 2001
“ Il resveratrolo : un principio naturale multifunzionale “ Prof. De Rosa Mario Dip. di Medicina Sperimentale, 2° Università di Napoli Prof. Rossi Mosè , Dip. di Biochimica, Università Federico II di Napoli
“Vino & resveratrolo, innumerevoli virtù” WWW. Corriere vinicolo.com
“ Protezione del cancro : le conferme crescono “ Orlandi Francesco, Università degli studi di Ancona , Gruppo lavoro Accademia Vite e vino
“La Barbera, un rosso che fa bene alla salute “ Prof. Calabrese Giorgio “Ricerca e territorio “ Bugliosi Rita
Dal Convegno “ Vino & salute” Bologna 24-03-‘92 Bortolotti Maria
“ Il contenuto di resveratrolo nei vini alla luce delle attuali acquisizioni tecniche “ Mattivi Fulvio
“ Il paradosso Francese : il vino, il fumo, i grassi “ Su “La Provincia di Sondrio” “ Il consumo moderato di vino aiuta la donna in menopausa “ Prof. Calabrese Giorgio, anno 1999 n°4
“ Fa bene a cuore e cervello “ Villa Maurizio, domenica 1 giugno 2003
“ Vino o bucce di uva rossa nera “ Da “ L’Espresso “ , 28 gennaio 1999
“ Nel vino l’enzima di vitale importanza “ e “ Contro l ’Alzheimer “ Prof. Bertelli Alberto, Istituto di Anatomia Umana , Università di Milano
01/03/2010

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