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ACIDO PIRUVICO
L’ acido piruvico è un alfachetoacido a tre atomi di carbonio. Ha importanti proprietà cheratolitiche, sebostatiche e antimicrobiche, impiegate per trattare acne, photoaging, rughe superficiali, dermatiti seborroiche ed esiti cicatriziali di lieve entità. Ha poi proprietà dermatoplastiche e depigmentanti, utilizzate per contrastare l’ invecchiamento cutaneo. Utilizzato a concentrazioni superiori al 50% permette di effettuare peeling di media profondità. A livello dell’ epidermide svolge un’ azione simile a quella dell’ acido glicolico e penetrando nel derma, stimola la produzione di fibre collagene, fibre elastiche e glicoproteine. Parole chiave: proprietà cheratolitiche, sebostatiche e antimicrobiche, acne, photoaging, rughe superficiali, dermatiti seborroiche, esiti cicatriziali di lieve entità, peeling di media profondità. Fra le sostanze attive che possono essere utilizzate per contrastare l’ invecchiamento cutaneo e trattare alcune patologie dermatologiche che colpiscono per lo più il volto c’è l’ acido piruvico. L’ acido piruvico è un’ alfa-chetoacido a tre atomi di carbonio (CH3CO-COOH), che si differenzia dagli altri alfaidrossiacidi per la presenza di un gruppo chetonico al posto di quello idrossilico. Questa particolarità, assieme al fatto di possedere un basso pka (2,89 contro il 3,83 dell’acido glicolico), gli permette di penetrare efficacemente e rapidamente in profondità. È presente in natura nelle mele, nella frutta fermentata e nell’ aceto, e possiede importanti proprietà cheratolitiche, sebostatiche e antimicrobiche, impiegate nelle terapie antiacneiche e nella cura di photoaging, rughe superficiali, dermatite seborroica, acne in fase attiva ed esiti cicatriziali di lieve entità. Ha inoltre un’ importante capacità dermatoplastica e depigmentante, che trova impiego soprattutto nei preparati topici usati per contrastare l’ invecchiamento cutaneo. In generale, i campi d’ applicazione dell’ acido piruvico sono rappresentati dall’ acne in fase attiva, dalla dermatite seborroica, dalle cheratosi attiniche, dalle ipercheratosi circoscritte, dalle rughe sottili, dalle iperpigmentazioni post- infiammatorie e post- attiniche, e dal cloasma. Utilizzato in concentrazioni superiori al 50%, permette di effettuare peelings di media profondità. L’ azione del peeling è condizionata dalla concentrazione, dal tempo di applicazione e dal solvente.
L’ azione topica dell’ acido si attua a livello dell’ epidermide, del derma papillare e dei follicoli pilo-sebacei. Nell’ epidermide conduce ad una diminuzione della coesione dei cheratinociti adiacenti fino a produrre il distacco dei corneociti e l’ assottigliamento dello strato corneo. A concentrazioni maggiori produce il distacco dermo-epidermico e la sintesi di nuove fibre collagene, elastiche e glicoproteine a livello dermico. La produzione di nuovo collagene è uguale a quella ottenibile con l’ acido tricloroacetico (TCA) e di gran lunga superiore a quella ottenibile con l’ acido glicolico. Applicato sulla cute, in circa 60-70 secondi raggiunge il derma papillare, provocando un eritema fugace, simile a quello ottenibile con l’ acido glicolico, ma senza la comparsa della pigmentazione brunastra tipica del TCA. In seguito si può manifestare lo sbiancamento della zona trattata (frost), che coincide con l’ epidermolisi. Se l’ eritema fosse intenso e non desiderato si consiglia di applicare una crema a base di ossido di zinco e amido di mais. Per quanto concerne la modalità d’ uso, si consiglia, prima dell’ applicazione, di effettuare la detersione della pelle con una soluzione a base di etere e/o alcool per rimuovere il film idrolipidico, dopodiché l’ acido viene neutralizzato con una soluzione acquosa di bicarbonato. Successivamente viene applicata una crema lenitiva e idratante.Riguardo agli effetti collaterali, durante l’ applicazione si può avere una lieve e breve sensazione di bruciore, e i vapori emessi possono risultare pungenti per le mucose congiuntivale e respiratoria superiore.
Le controindicazioni sono rappresentate da infezioni cutanee in atto, patologie connettivali, psicosi e allergie a sostanze utilizzata nel peeling. Le complicanze sono rappresentate da iperpigmentazioni transitorie, frequenti soprattutto in pazienti con fototipo scuro, e da infezioni. Per ridurre l’ untuosità della pelle conferendole luminosità e bloccare la comparsa di nuove papulo-pustole si consiglia di effettuare sedute almeno ogni 15 gg. Per contrastare invece l’ invecchiamento e migliorare la “tessitura” cutanea, si consigliano sedute ripetute almeno ogni 20 gg. Da non dimenticare il fatto che gli effetti dell’ acido piruvico non si limitano all’ esfoliazione e al rinnovamento dell’ epidermide, ma includono anche l’ eliminazione delle macchie scure tipiche dell’ invecchiamento cutaneo dovuto ad un’ eccessiva esposizione ai raggi UV. C’è poi un trattamento, studiato negli Stati Uniti, detto “peeling combinato”, che prevede l’ impiego dell’ acido glicolico, dell’ acido acetico e dell’ acido piruvico. Queste sostanze agiscono in sinergia sull’ epidermide, potenziandosi a vicenda e creando un’intensa e duratura azione di rivitalizzazione. In particolare, l’ acido gli colico svolge un’ azione levigante ed esfoliante sullo strato più superficiale della pelle, l’ acido acetico svolge la medesima azione ma più in profondità, e il piruvico prepara la pelle alla penetrazione degli altri due acidi.
In conclusione, i vantaggi dell’ utilizzo dell’ acido piruvico, in concentrazione dal 40% al 50%, sono: efficacia nell’ acne attiva e cicatriziale e nel fotoinvecchiamento, l’ uniformità di applicazione, l’ azione schiarente e una lieve desquamazione. Gli svantaggi consistono invece nella neutralizzazione, nell’ odore pungente e irritante per le mucose, e nella minor efficacia rispetto al TCA nel trattamento delle lentigo senili.
A cura di: Prof. Dr. Tommaso Addonisio presidente SIMBEN presidente@simben.it www.tommasoaddonisio.it
Paola D'Incà Segretario SIMBEN segreteria@simben.it www.xbenessere.it
Per info: SIMBEN ( Società Italiana di Medicina del Benessere) BIBLIOGRAFIA Angelini G., Vena G.A., Manuale di Dermatologia. S.E. Universo Ghersetich I., Teofoli P., Gantcheva M., Ribuffo M., Puddu P. Chemical peeling: how, when, why? JEADV 1997 Griffin TD, Van Scott EJ, Maddin S. The use of piruvic acid as a chemical peeling agent. J Dermatol Surg Oncol. 1989 Ghersetich I., Comacchi C., Menchini G., Lotti T. Manuale di dermocosmetogia chirurgica. Editore Milano 1998 Moy LS, Peace S., Moy RL. Comparison of the effect of various chemical peeling agents in a mini pig model. Dermatol Surg 1996 Griffin TD, Van Scott EJ. Use of piruvic acid in the treatment of actinic keratoses: a clinical and histopathologic study. Cutis 1991 Van Scott EJ, Yu RJ. Alpha hydroxy acids: procedures for use in clinical practice. Cutis 1989 Teofoli P., Ghersetich I., Lotti T. Cicatrici, rughe, ipercromie: come trattarle con i peeling. Current 1994 Ghersetich I., Comacchi C., Lotti T. Dermatologia e Medicina interna. Mattioli Pavia Ghersetich I., Teofoli P., Ribuffo M., Lotti. Chemical peelings. Springer 1999
04/01/2010

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