Il 10 ottobre 1897 poi, un altro giovane farmacista e chimico, Felix Hoffmann, sintetizzerà l’ acido acetilsalicilico, che poi non è altro che il costituente della comune Aspirina.
È nella prima metà del ‘900 che nasce l’ impiego dell’ acido salicilico nella cura di patologie dermatologiche: la V edizione della Farmacopea del Regno d’ Italia del 1920 citava tra i preparati a base di acido salicilico la famosa pasta antipsoriasica di Lassar e il collodio salicilico di Unna, che sfruttavano le proprietà cheratolitiche e antisettiche dell’ acido, utilizzate attualmente nella terapia antimicotica con l’ unguento di Whitfield. E fra le sostanze impiegate per ottenere una delicata e progressiva esfoliazione dell’ epidermide (soft peeling), c’è proprio l’ acido salicilico.
Questo, usato al 25% in soluzione alcolica, è indicato nella cura dell’ acne papulo-pustolosa di media e lieve entità, nelle iperpigmentazioni e negli inestetismi da fotoinvecchiamento.
Riguardo alle proprietà cheratolitiche dell’ acido salicilico ( chimicamente un betaidrossiacido), se utilizzato ad una concentrazione superiore al 10-40%, agisce come acido forte, determinando la rottura dei legami chimici delle cheratine in tempi estremamente brevi.
Numerosi studi di Douglas Kligmann, proprio nel trattamento delle forme medio-lievi di acne papulo-pustolosa e delle pelli invecchiate precocemente a causa dell’ eccessiva esposizione ai raggi solari, mettono in evidenza la mancanza di effetti collaterali permanenti come esiti cicatriziali o iperpigmentazioni reattive.
Il veicolo base nelle preparazioni a base di acido salicilico è rappresentato dall’ alcool. Infatti la diluizione con acqua è possibile fino a concentrazioni del 4-6% vista la facilità con cui precipita.
Applicata la soluzione su tutto il volto, il peeling agisce per tre o quattro minuti dopodiché l’ alcool evapora e l’ acido salicilico residuo precipita sotto forma di polvere bianca.
Pur essendo considerato un peeling ad azione superficiale, quello con l’ acido salicilico produce sullo strato corneo un effetto desquamante superiore a qualsiasi altro agente e un’ intensa azione proliferativa sullo strato germinativo, creando un profondo rinnovamento dell’ epidermide. Per quanto riguarda gli effetti collaterali, dopo il trattamento si può notare una reazione eritematosa che però non si protrae per più di due giorni. A volte può apparire una lieve desquamazione con la comparsa di un colorito brunastro a macchie, da non interpretare però come un fenomeno di iperpigmentazione.
Riguardo invece alle controindicazioni, si consiglia di evitare l’ applicazione di creme o gel su nei, mucose ed organi genitali, che rappresentano zone più soggette ad irritazioni ed escludere sia donne in gravidanza, perché è stato dimostrato un assorbimento transdermico dell’ acido salicilico, che pazienti con fototipo V o VI della Scala di Fitzpatrick, più soggetti a sviluppare reazioni iperpigmentarie. Prestare inoltre attenzione a pazienti diabetici, per i quali i preparati a base di acido salicilico possono risultare maggiormente irritanti.
Sia l’ acido salicilico che l’ acido glicolico sono agenti dermici che determinano un peeling superficiale, ossia un rinnovamento superficiale dell’ epidermide. Ma mentre il primo è più indicato nell’ acne e nella pelle grassa e agisce uniformemente, il secondo è specifico per il trattamento delle macchie e della pelle secca e invecchiata.
È proprio per questa sua azione levigante delicata che l’ acido salicilico è uno dei protagonisti delle creme e dei detergenti delicati per le pelli grasse e acneiche.
Importante è anche l’ impiego dell’ acido salicilico nella cura della psoriasi del cuoio capelluto in associazione a corticosteroidi. Mentre l’ acido salicilico aiuta a rimuovere le squame, il cortisone riduce la componente eritematosa.
Non meno rilevante è l’ utilizzo dell’ acido salicilico nel trattamento delle verruche.
Contro le verruche i rimedi si rifanno spesso alla tradizione popolare risultando il più delle volte inefficaci. L’ unico rimedio scientificamente più efficace sembra essere proprio quello più semplice: impacchi di acido salicilico. Ne sono convinti ricercatori inglesi che hanno passato in rassegna la letteratura scientifica sui trattamenti di questo fastidioso problema cutaneo. Sono stati analizzati sei studi contro placebo, con acido salicilico, che avevano dimostrato un’ efficacia del 75%, rispetto al 48% del gruppo di controllo.
Mentre altri due studi con diclorobenzene in immunoterapia locale avevano mostrato un successo (scomparsa della verruca) nell’ 80% dei casi contro il 38% del placebo, ma con diversi effetti collaterali, come frequenti irritazioni locali.
Prof. Dr. Tommaso Addonisio
presidente SIMBEN
presidente@simben.it www.tommasoaddonisio.it
Paola D'Incà
Segretario SIMBEN
segreteria@simben.it www.xbenessere.it
Per info:
SIMBEN ( Società Italiana di Medicina del Benessere)