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SMAGLIATURE

Il termine scientifico originale, “ STRIAE DISTENSAE “ fu utilizzato da Roderer, che per primo le descrisse nel 1773, ma fu solo nel 1867 che Koestner le spiegò dal punto di vista istologico mettendo in evidenza l’atrofia della sostanza fondamentale e della componente fibrosa, e coniando il nome di “ STRIAE ATROPHICAE “. Si presentano come bande lineari, parallele tra loro, separate da tratti di cute sana, a bordi netti e superficie rilevata o avvallata con colore che passa dal rosso/violaceo, al bianco, al lucente perlato; sono lunghe parecchi centimetri e larghe da 3 a 10 mm devono considerarsi il più delle volte un semplice difetto estetico piuttosto che una malattia vera e propria, ad eccezione delle smagliature associate a patologia o in corso di terapie protratte con ormoni corticosteroidei a dosi immunosoppressive. Da un punto di vista istologico la stria atrofica corrisponde ad un assottigliamento dell’epidermide con atrofia dei fasci di collagene del derma, associata a riduzione delle fibre elastiche che ai bordi della smagliatura sono retratte e assottigliate; questa zona di atrofia non è vascolarizzata. L’esordio è in genere asintomatico, ma può essere accompagnato da una leggera sensazione di prurito o, più raramente, da bruciore e dolore. Il colore dipende dalla loro fase evolutiva: all’inizio quando prevale la componente infiammatoria, pseudoipertrofica, varia dal rosa al rosso violetto o al rosso bluastro, mentre successivamente, nella fase cicatriziale, sono più sottili, pieghettate, depresse al tatto e divengono biancastre, madreperlacee.


Incidenza nella popolazione ed eziologia

Le smagliature rappresentano una forma di in estetismo cutaneo molto diffusa, presente in entrambe i sessi, ma riguardano prevalentemente le donne in quanto tra i responsabili della loro comparsa ci sono cause molto spesso di natura ormonale come la gravidanza e la pubertà, nonché meccaniche, ossia l’eccessiva tensione della cute dovuta ad una brusca variazione sia in eccesso sia in difetto del pannicolo adiposo o di alcune parti del corpo come l’addome, i glutei e le cosce. Prediligono la nostra razza cioè quella caucasica. Sono davvero rare le persone, soprattutto tra le donne che possono vantare il privilegio di arrivare ai 30 anni senza neppure una smagliatura mentre in altre razze come ad esempio la cinese sono praticamente sconosciute, il che induce a sospettare che nella loro insorgenza entrino in gioco anche fattori genetici predisponenti. Questo perché l’elasticità della cute nel corso degli anni viene sottoposta a dura prova da una serie diversa di fattori come l’alimentazione sregolata, gravidanza, sedentarietà, ma più importante le variazioni repentine di peso. Nella pubertà, la comparsa delle smagliature ( 10-35% degli adolescenti ) si manifesta prima delle modifiche dei genitali esterni e la crescita del pelo pubico, localizzandosi, nelle bambine sui fianchi, alle cosce e sui seni, e nei maschietti in particolare nella regione lombosacrale, probabilmente a causa della notevole flessibilità della colonna vertebrale che determina un eccessivo stiramento cutaneo.il fattore biochimico ormonale sarebbe il primum movens durante la gravidanza, soprattutto tra il 6° e l’8° mese, quando diminuisce la tolleranza al glucosio e aumenta la concentrazione di steroidi ematici. Le primipare sono le più colpite e sembrerebbe esistere un rapporto diretto fra intensità delle striae e peso della madre prima della gravidanza, peso del nascituro e distensione dell’addome, zona in cui si localizza la maggior parte delle lesioni. E questo porta in evidenza il fattore meccanico di stiramento esercitato, per esempio sulla pancia dal feto in crescita, sul seno dalla montata lattea e dalla suzione del neonato, e che si esprime solo sulle fibre collagene mature, determinandone la rottura, innescando un processo reattivo e rigenerativo che si concretizza infine nella formazione delle striae. Inoltre questo provocherebbe uno stiramento dei capillari dermici, con conseguente diminuito afflusso sanguigno alle strutture cutanee e conseguente ischemia distrettuale; la riduzione di apporto di ossigeno e di sostanze nutritive creerebbe la sofferenza metabolica responsabile del rilassamento. Tuttavia le smagliature possono essere legate a  patologie ormonali, soprattutto quelle accompagnate da disordini cortico-surrenalici ( sindrome di Cushing, ipercorticismo metabolico ) e a terapie steroidee protratte, nonché a disordini metabolici di vario tipo come carenze di vitamine antiossidanti e di flavonoidi. Ulteriori fattori eziologici, di natura secondaria, sono quelli meccanici di stiramento ( ernie, ascite, cisti ovariche, tumori addominali ) indotti dall’esercizio muscolare ( body building, tennis, calcio ), da un trauma rapido ed improvviso, o piccolo e ripetuto, e finanche attività lavorative che richiedono uno sforzo fisico.l’elemento comune a queste ultime condizioni potrebbe essere l’aumento della produzione di cortisolo presente in circolo. Si ipotizza inoltre che la presenza delle striae sui glutei e interno cosce possa essere favorita da talune consuetudini come l’uso di pantaloni molto aderenti. La presenza di esse a livello dell’interno braccia riconosce come causa principale l’invecchiamento e il dimagrimento. Non è ancora chiarito invece il ruolo di eventuali fattori genetici nella patogenesi delle striae. Si discute cioè se esiste una predisposizione genetica, ovvero, se la diversa capacità cutanea di rispondere ad un trauma alle continue sollecitazioni sia geneticamente determinata o meno.


Patogenesi delle smagliature

La formazione delle smagliature si determina in tre diversi momenti:

  1. Fase preclinica: blocco della funzione dei fibroblasti e modificazione chimico fisica della sostanza fondamentale ( meno mucopolisaccaridi e diminuita attività degli enzimi gli colitici ) con conseguente alterazione delle fibre elastiche e collagene.
  2. Fase rigenerativa: ripresa dell’attività enzimatica con riattivazione dei fibroblasti, aumento dei mastociti, ripristino della produzione dei mucopolisaccaridi. Corrisponde clinicamente alla striae rubrae.
  3. Fase di guarigione: l’attività enzimatica dei fibroblasti si normalizza, le fibre di collagene prima, e poi quelle elastiche, si rigenerano ripristinando il tessuto connettivo danneggiato con un aspetto osservabile al microscopio simile a quello del tessuto cicatriziale ( striae albae ).


Istologia

L’ aspetto istologico delle striae differisce a seconda della loro fase evolutiva. Nelle fasi precliniche
e nelle lesioni molto iniziali l’epidermide non appare modificata. Le alterazioni biochimiche della sostanza fondamentale e della componente fibrosa, che creano le condizioni per il formarsi della smagliatura, sono evidenziabili solo con l’immunoistochimica che rivela una modificazione della quantità di RNAm del procollagene di tipo I e III e della fibronectina. Nella stria rubrae, l’epidermide presenta spazi intercellulari dilatati e una giunzione dermoepidermica inalterata. Le fibre collagene appaiono ancora poco compatte e separate nel derma, sono disposte parallelamente alla superficie cutanea e la loro struttua appare pressoché normale. Le fibre elastiche sono più allungate, si evidenzia inoltre un modesto infiltrato linfocitario perivascolare a cellule mononucleate e un aumento delle cellule di Langherans nel derma. I mastociti appaiono degranulati. Successivamente l’epidermide diventa sottile e appiattita, con perdita del disegno papillare. Anche il derma è assottigliato, oltre a essere notevolmente alterato nel collagene e nella componente elastica. Il collagene è costituito, nella parte superiore del derma, da fasci sottili e allungati paralleli alla superficie cutanea ( derma papillare ), al di sotto i fasci sono compattati, più spessi e disposti irregolarmente. I fibroblasti risentono dello stato di ipercorticoidismo primario o secondario, sono globosi e poveri di organuli citoplasmatici, cioè in fase di quiescenza. Nelle striae albae, la cute è notevolmente ridotta di spessore. Questo compattamento sarebbe legato a una riduzione della sostanza amorfa fondamentale del connettivo, dovuta alla scarsa produzione di mucopolisaccaridi acidi. Il tessuto elastico può apparire diversamente a seconda che la biopsia sia stata realizzata in una fase precoce o tardiva. In generale, nella parte superficiale del derma le fibre elastiche sono allungate e disposte parallelamente all’epidermide, come le fibre collagene, e probabilmente sono di nuova produzione. Nel derma sottostante sono più rarefatte e frammentate, più piccole del normale ma più numerose che in una cute integra. I fibroblasti si presentano i più attivi e ricchi di retinolo endoplasmatico liscio e rugoso, mentre i mastociti appaiono normoconformati. In sedi di striae distensae non sono riscontrabili ne follicoli piliferi ne ghiandole sudoripare.


Prevenzione e terapia

I notevoli progressi attuati in medicina estetica, fanno si che oggi le smagliature non siano più da considerarsi lesioni indelebili anche se spesso le possibilità di un successo terapeutico e quindi la loro completa regressione, rimangono limitate e comunque condizionate da vari fattori come la tempestività e la precocità sia della loro diagnosi che del loro trattamento. Qualsiasi trattamento terapeutico è quindi condizionato dal periodo di insorgenza delle strie e dello stadio del processo di cicatrizzazione. I vari trattamenti fin d’ora effettuati hanno infatti dimostrato la capacità di migliorare l’aspetto dell’inestetismo senza però essere in grado di eliminarlo del tutto. Ciò conferma che a tutt’oggi il miglior trattamento è di carattere preventivo e può espletarsi in vario modo, ovvero mediante un’accurato controllo ponderale specie durante la pubertà; mediante una dieta equilibrata e con un igiene alimentare e di vita: evitare quindi, dimagrimenti drastici; praticare attività sportiva in maniera regolare e costante. Operare una protezione del sistema elastico del derma, soprattutto in quelle condizioni a rischio mediante l’uso costante, l’applicazione di sostanze elasticizzati previo massaggio delle zone trattate. Ciò infatti potrebbe migliorare, riattivare la circolazione locale e rendere così la cute più turgida, omogenea e idratata. La cultura popolare consigliava e consiglia ancora oggi alla donna in gravidanza di ungere la pelle dell’addome e dei fianchi con olio di oliva. Sicuramente un fondamento di questa cura è dettato innanzitutto dall’utilità di ungere meccanicamente la pelle per apportarle un minimo di elasticità e di idratazione supplementari; inoltre non va sottovalutato l’apporto della vitamina E e degli acidi grassi dell’olio di oliva nel contrastare la formazione di radicali liberi. Ma certamente l’applicazione dell’olio di oliva non risolve totalmente il problema, forse può essere utile a prevenirlo, e pur tuttavia si scontra con il fatto che dal punto di vista olfattivo e cosmetologico non trova eccessivo gradimento. Sono state allora proposte in alternativa molteplici altre sostanze, dall’olio di mandorle all’euserpina, dai trigliceridi e i fosfolipidi della soia al burro di karatè. Tutte hanno un fondamento logico e quindi un razionale impiego. Recentemente è stata studiata, per prevenire le smagliature l’attività dell’acido boswelico, estratto dalla Boswellia Serratia, una pianta originaria di India, Nord Africa, Medio Oriente, appartenente alla famiglia delle Burseracee, meglio nota come albero dell’incenso. Questa sostanza, già nota per la sua attività antinfiammatoria, ha dimostrato di poter inibire la produzione di radicali liberi e di impedire, in particolare, la migrazione dei globuli bianchi verso il luogo dell’infiammazione, attività che causa la distribuzione delle strutture che costituiscono il tessuto di sostegno della pelle. In definitiva l’acido boswelico produrrebbe effetti dermatologici benefici aumentando la disponibilità di elastina e collagene, idratando e rendendo più elastica la pelle. Le regole generali contro le smagliature, sono però innanzitutto quelle di evitare i rapidi cambiamenti di peso e di cominciare la prevenzione già durante la pubertà e nelle donne in gravidanza, cercando di mantenere una corretta elasticità della pelle, sia con norme sane di vita, sia trattando la cute con prodotti idratanti. Una sana ed equilibrata alimentazione, evitando le diete drastiche, è molto importante per ridurre il rischio di smagliature. Alcune vitamine e minerali, come la vit. C, il betacarotene,la vit. E, selenio, magnesio e zinco sono molto più utili nella prevenzione. Inoltre è consigliabile bere molta acqua, che aiuta a mantenere idratata ed elastica la pelle. E’ utile anche svolgere una regolare attività fisica per migliorare la circolazione, ridurre lo stress, non fumare ( il fumo infatti è uno dei nemici più importanti per la perdita dell’elasticità della cute). Per attenuare le smagliature e tonificare la cute, la medicina estetica si avvale di svariate tecniche che possono essere integrate tra loro, anche se spesso non consentono una completa eliminazione delle smagliature ed inoltre hanno maggiore efficacia sulle lesioni recenti, di colorito rossastro, rispetto alle smagliature mature di colore biancastro. Le lesioni conclamate possono essere trattate mediante varie tecniche nessuna delle quali però fino ad oggi si è dimostrata essere un trattamento definitivo. Purtroppo infatti, spesso si ottiene come risultato solo il miglioramento visivo dell’inestetismo. Si distinguono fondamentalmente un trattamento farmacologico o chimico basato sull’applicazione di una sostanza sulle strie e dotata di azione necrotizzante sulle cellule al fine di promuoverne una rigenerazione, ed un trattamento fisico basato invece sull’utilizzo di alcune apparecchiature talora anche molto sofisticate che meccanicamente con diverse tecniche consentono la rimozione del tessuto cutaneo smagliato. Nel tempo si sono succedute numerose proposte terapiche, dalla microdermoabrasione fino alla laser terapia chirurgica. Ma il rischio di entrambe è quello di sviluppare cicatrici o cheloidi a parte l’eritema e il sanguinamento che sono la norma, con i notevoli disagi che ciò comporta con le pazienti. Tra le terapie mediche più utilizzate la mesoterapia ( intradermo terapia distrettuale ) con sostanze biostimolanti che danno la possibilità di reintegrare la perdita di sostanze avvenuta. Pur potendo risultare anche ottimale sul piano estetico, dal punto di vista istomorfologico non porterà mai ad una totale “ restituito ad integrum “. In tal caso il concetto di favorire un processo riparativo e rigenerativo trofico del tessuto si rende particolarmente utile ed è l’obiettivo terapeutico, dell’uso combinato di una miscela calibrata di Biostimolanti consolidati cioè:

  • acido jaluronico
  • acido ascorbico
  • Betaglucano

L’acido jaluronico più modernamente definito jaluronato ( HA ) è presente nella matrice extracellulare della cute in concentrazioni elevate dove svolge funzioni protettiva e riparatrice e possiede un’enorme capacità di legare acqua. L’ HA aumenta la dove si verifica una rapida proliferazione, rigenerazione e riparazione del tessuto e viene quindi sintetizzato quando le cellule entrano in mitosi e sostituito quando la mitosi cessa, mediante l’attivazione dell’enzima ialuronidasi.  Durante la mitosi, la grande capacità di acqua legata dallo jaluronico apre ampi spazi extracellulari permettendo il movimento delle cellule e il loro distacco. La capacità dell’HA di promuovere le proliferazioni cellulari è legata alla sua concentrazione e alla sua grandezza molecolare. L’ HA jaluronato viene facilmente depolimerizzato dai radicali liberi presenti nei tessuti perciò tutte le sostanze  “ scavanger “ e gli antiossidanti fungono da protezione nei confronti dello stesso. L’altro componente è la vitamina C che svolge un ruolo indispensabile quale co-fattore per l’attivazione universale del metabolismo cellulare e come antiradicale libero ubiquitario. Qui è presente sotto forma salificata con l’aminoacido arginino per renderla stabile perché il grave problema dell’acidop ascorbico è che tende facilmente ad ossidarsi. È importante sia per la crescita sia per la riparazione dei tessuti biologici, infatti stimola la sintesi e la maturazione di nuove fibre collagene e della sostanza del connettivo. Il terzo componente è il betaglucano, potente attivatore del sistema immunitario cutaneo, sia dei macrofagi sia dei neutrofili, svolge un’interessante ruolo citostimolante.


Peeling chimico

Il peeling chimico è una forma accelerata di esfoliazione che avviene attraverso l’uso di sostanze chimiche. Questi si distinguono in peeling leggeri e peeling profondi. Un peeling superficiale accelera l’esfoliazione naturale dello strato corneo, mentre un peeling profondo crea necrosi e infiammazione nell’epidermide, nel derma papillare o nel derma reticolare, con lo scopo fondamentale di provocare lo scollamento profondo della pelle atrofica nelle zone trattate per favorire poi la neosintesi di tessuto cutaneo attraverso la stimolazione dei fibroblasti. Il peeling chimico crea evidenti cambiamenti nella pelle attraverso tre meccanismi d’azione:

  • stimolazione del turnover cellulare attraverso la rimozione delle cellule morte dello strato corneo;
  • eliminazione di cellule epidermiche danneggiate e degenerate, che saranno rimpiazzate da cellule epidermiche normali. Questo risultato sarà particolarmente evidente nel trattamento delle cheratosi attiniche e delle pigmentazioni anomale;
  • introduzione di una reazione infiammatoria e attivazione dei mediatori dell’infiammazione ( un meccanismo ancora poco conosciuto ) che attiva la produzione di nuove fibre di collagene e di glicosaminoglicani ( meccanismi rivitalizzanti del derma ).

Eseguendo varie sedute di peeling superficiali o di media profondità otterremo, attraverso un risultato cumulativo, risultati estetici eccellenti e duraturi senza rischi di effetti indesiderati. Per una preparazione corretta della pelle si consiglia l’uso di formulazioni domiciliari contenenti alfa-idrossiacidi nelle due settimane precedenti il peeling. Questo tipo di preparazione della cute consente di ottenere un risultato più evidente e una più rapida riepitelizzazione. Tale più rapida riepitelizzazione diminuisce il rischio di infezioni e complicanze. Inoltre ciò riduce l’incidenza di iperpigmentazioni post-infiammatorie. Anche l’uso di sostanze depigmentanti ( idrochinone, acido cogico, acido azelaico ), è consigliabile per prevenire ed attenuare la comparsa di iperpigmentazioni post infiammatorie. Il meccanismo d’azione di queste sostanze è quello di inibire la tirosinasi, enzima responsabile della conversione della tiroxina in L-dopa. Quindi, utilizzando per qualche settimana prima di un peeling una sostanza ad effetto schiarente che blocca la tirosinasi, e impedisce la deposizione della melanina sulla superficie cutanea, diminuisce notevolmente il rischio di reazioni post-infiammatorie e di pigmentazioni anomale.


Acido glicolico

Negli anni ’90 la diffusione dell’acido glicolico rappresentò un passo avanti grazie alla sua maneggevolezza, al fatto che questo alfaidrossiacido poteva lavorare bene sullo strato cheratinico ( con riduzione del livello tra la zona sede di stria e la cute circostante ) e sui fibroblasti che venivano stimolati dalla formazione di neocollagene. L’acido glicolico è un prodotto naturale derivante dalla canna da zucchero ed è indicato soprattutto per pelli chiare. È un trattamento ambulatoriale in cui il glicolico viene utilizzato in concentrazioni elevate ( 20 – 35 – 50 – 70% ) mediante un pennello a ventaglio sulla cute atrofica e lasciato agire per un intervallo dai 10 – 30 minuti a seconda della diversa sensibilità del paziente, del tipo di pelle e della reazione cutanea riscontrata. Ovviamente più a lungo si lascia in posa l’acido sulla pelle e più in profondità penetra. Alla fine dopo la neutralizzazione con sostanza basica si sciacqua con acqua e si distende sulla cute una crema idratante. Il trattamento in genere prevede un ciclo di 8 – 12 sedute. È consigliabile effettuare una seduta mensile;non vi sono controindicazioni, l’unica precauzione consiste nell’evitare l’esposizione ai raggi solari nelle due settimane successive la seduta.

 

Acido tricloroacetico

L’acido tricloroacetico si utilizza in soluzioni acquose a varie concentrazioni ( dal 10 al 50% ). La preparazione della cute è un momento importante se non determinante. Dopo un’accurata detersione si applica l’acido. L’effetto iniziale, dopo un rapidissimo e fugace eritema, consiste in uno sbiancamento ( frost o frosting ) della cute. Il paziente avverte quasi immediatamente una forte sensazione di calore, bruciore e vertigine. È consigliabile neutralizzare gli effetti dell’acido tamponando le zone trattate con spugne imbevute di soluzione fisiologica, non prima però di 60 – 90 secondi perché ne verrebbe vanificato l’effetto. Dopo un arco di tempo variabile dai 15 ai 50 minuti sparisce l’effetto di sbiancamento ed appare un’intensa reazione eritematosa con sensazione di bruciore che recede entro 1 – 2 ore. In questa fase si applicano impacchi freddi per attenuare il fastidio. Nei tre giorni successivi la pelle si presenta color mattone, secca e raggrinzita. Tra il quarto e il quinto giorno inizia un processo di desquamazione. Il trattamento domiciliare prevede per 3 – 4 mesi l’applicazione di creme idratanti nelle ore notturne e fotoprotettori a schermo totale nelle ore diurne.

 

Cromopeel

È un peeling chimico ultimo ritrovato nel trattamento delle smagliature, è una metodica che nasce nel 1993. è una preparazione galenica costituita da acido glicolico, acido salicilico e resorcina. L’azione degli acidi esercita un’esfoliazione cioè la caduta degli strati superficiali dell’epidermide e tende a levigare i bordi della lesione migliorandone la differenza di spessore, la resorcina ( un acido che esposto alla luce assume un caratteristico colore ambrato ), tende a colorare la smagliatura, “ mascherandola “ e rendendola uniforme con il resto della cute. Le ripetute applicazioni infatti, hanno lo scopo di pigmentare le striae e renderle meno evidenti. I risultati sono decisamente migliori sulle smagliature piccole. Il cromopeel è utile anche nel rassodamento cutaneo di zone come l’interno cosce, l’ombelico e l’addome. Non comporta rischi tranne l’eventuale ipersensibilità all’acido salicilico. La cadenza dei trattamenti è settimanale per 8 – 10 settimane ed eventuali richiami ogni 3 – 4 mesi. Il trattamento è particolarmente adatto nei soggetti con pelle scura. È importante ricordare alla paziente di non indossare dopo l’applicazione abiti aderenti, cinture, calze sintetiche; di lavare via il prodotto dopo circa 7 – 8 ore e di evitare l’esposizione solare fino al termine della fase esfoliativa. Intorno alla 3-4 seduta comincerà l’esfoliazione e la pigmentazione, che indicheranno anche l’inizio della terapia domiciliare con cromopeel crema. Il cromopeel può essere applicato anche sulle piccole cicatrici ipocromiche conseguenti a sutura ma mai al volto. Anche la vitiligine potrebbe rappresentare un campo applicativo cercando però di favorire l’effetto pigmentante e diminuire quello esfoliante. Tra le complicanze di notevole rilievo ricordiamo l’escara; qualora si formasse è necessario evitare di lavare la parte, e di staccarla, mentre è consigliata l’applicazione di una crema cortisonica topica sino al riassorbimento completo. Il cromopeel esiste in due formulazioni l’una ridotta, l’altra ossidata rispettivamente indicate per pelli molto chiare ( fototipo 1 – 2 ) e pelli più scure ( fototipo 2 – 6 ). Il cromopeel oltre ai dimostrati effetti esfoliante e pigmentante ha anche la capacità di indurre l’attivazione di cellule fibroblastiche con conseguente produzione di nuove fibre di collagene ed elastiche e di non attivare il sistema immuno-modulante cutaneo. In definitiva il cromopeel si presenta come un trattamento vantaggioso per l’assenza di invasività, di facile applicabilità, di costi moderati, e soprattutto buoni risultati estetici.

 

La microdermoabrasione

La microdermoabrasione così come il peeling ha l’obiettivo di levigare la pelle e può essere associata al trattamento chimico. Con essa si asportano in modo meccanico attraverso lo sfregamento sulla cute piccole porzioni della medesima. Trattasi di un piccolo intervento che si avvale di uno strumento elettrico in cui la distensione e lo sfregamento della cute viene provocato con materiali vari come i cristalli di Corindone, ovvero un diamante artificiale od anche microgranuli di idrossido di alluminio. Si esegue ambulatorialmente, talora in anestesia locale in soggetti particolarmente sensibili. È un trattamento leggero più cruento degli altri ma di solito è indolore e ripetibile nel tempo. Esso provoca una microdermoabrasione controllata sulla superficie della cute, per cui si formeranno inizialmente delle croste come meccanismo riparativo, le quali cadono in genere dopo 1 – 2 settimane. Nella stessa seduta possono essere trattate più smagliature a patto che siano molto superficiali, altrimenti bisognerà ripetere le sedute. La durata e la frequenza delle sedute varieranno in rapporto al numero, intensità e gravità delle smagliature. Piccole smagliature superficiali, infatti, possono essere risolte con piccole sedute. Tale metodo consente il rispetto della biologia dei tessuti i quali non vengono maltrattati ma lievemente abrasi dalla finissima polvere dei microcristalli. Subito dopo l’intervento sulla cute trattata, si applicheranno garze medicate per 8 -10 giorni. Inoltre sempre a domicilio si applicheranno per lunghi periodi delle creme che miglioreranno il microcircolo. In poco tempo, alla fine, alla cute smagliata si sostituirà una nuova pelle tonica, morbida, e pigmentata. Nei casi di insuccesso e nei casi più disperati, non rimane altro che l’eliminazione fisica della smagliatura attraverso il ricorso del laser o alla microchirurgia. Di recente utilizzo infatti è il ricorso ad una nuova tecnica di microchirurgia denominata TRILIX che consiste in microasportazioni cutanee senza lasciare sulla pelle inestetiche cicatrici. È una tecnica ambulatoriale previa anestesia locale infiltrativa. Si interviene sulla cute a livello millimetrico in modo da non attivare un importante processo cicatriziale. Di solito sono necessarie un paio di sedute per asportare atrofie cutanee anche estese e di vecchia data senza necessità di ricorrere a suture e a distanza l’un dall’altra di 15 – 20 gg.

 

Laser Erbium-CO2

I laser hanno segnato un’ importante svolta nel trattamento degli inestetismi della pelle. Quelli specifici a disposizione sono fondamentalmente di due tipi: i laser CO2 e quelli ad Erbium. Entrambi permettono di eliminare gli strati della pelle danneggiati, spianare le rughe e le cicatrici, eliminare le macchie cutanee. Il laser a CO2 agisce vaporizzando i tessuti; è ideale nei casi di pelle molto rovinata e poco elastica. Infatti non solo elimina gli strati più superficiali ma è anche in grado di determinare un’importante contrazione delle fibre collagene ed elastiche presenti nel derma e rendere perciò la pelle molto più tonica ( “ effetto lifting “). È stato dimostrato che un solo trattamento stimola per anni un’ abbondantissima produzione di collagene. Un altro vantaggio del laser è dato dalla sicurezza che le zone che vengono trattate vengono “ livellate “ sempre dello spessore desiderato, nulla è lasciato al caso. Di contro il periodo post-operatorio è abbastanza impegnativo e l’arrossamento che ne consegue permane a lungo ( circa 3 mesi ). Il laser Erbium è molto più delicato del CO2; funziona causando delle microesplosioni ( fotoablazione ) delle cellule superficiali della pelle e a differenza del CO2 non surriscalda gli strati più profondi del derma. Ciò determina un periodo postoperatorio molto più rapido, un arrossamento più limitato nel tempo ma anche un risultato lievemente inferiore. A guarigione ultimata l’aspetto della pelle è decisamente modificato: cute nuova, fresca, rosata, delicata e vellutata. Sono oggi in commercio laser che combinano l’azione del CO2 a quella dell’Erbium e che permettono di ottenere risultati notevolissimi con tempi di recupero ridotti. Le pazienti con pelle olivastra devono essere trattate con cautela per la possibilità di ipo o iperpigmentazione residua. Un rischio connesso con tutti i tipi di laser è rappresentato dall’attivazione di infezioni erpetiche. Per tale motivo è consigliato effettuare una profilassi con aciclovir, che verrà proseguito per circa una settimana dopo il trattamento. Va sempre associata una profilassi antibiotica. Una volta che la zona trattata è completamente riepitelizzata, viene iniziato un trattamento locale con idrocortisone 1%, astaxantina per os e protezione solare totale.

 

a cura di:

Prof. Dr. Tommaso Addonisio

presidente SIMBEN

presidente@simben.it       www.tommasoaddonisio.it

Paola D'Incà

Segretario SIMBEN

segreteria@simben.it          www.xbenessere.it

Per info:

SIMBEN ( Società Italiana di Medicina del Benessere)   
www.simben.it    tel                0773 690303  0773 690303        


 

 



01/01/2010



 
 
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